07 Novembre 2026 - 09:43:58

di Marianna Galeota

Il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia continua ad aggravarsi: nei primi nove mesi del 2026 sono 823 i decessi, 39 in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Di questi, 595 sono avvenuti in occasione di lavoro (+3,5%) e 228 in itinere (+9,1%).

Quattro le regioni in zona rossa che hanno cioè un’incidenza infortunistica superiore al 125% dell’incidenza media nazionale: Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania. In zona arancione (incidenza compresa tra il valore medio nazionale e il 125% dell’incidenza media nazionale) Puglia, Piemonte, Liguria, Veneto e Trentino-Alto Adige. In zona gialla (incidenza infortunistica compresa tra il 75% dell’incidenza media nazionale e il valore medio nazionale) : Marche, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Molise e Lazio. L’Abruzzo si colloca in  zona bianca, vale a dire con un’incidenza infortunistica inferiore al 75% dell’incidenza media nazionale, insieme a Lombardia, Valle d’Aosta e Friuli-Venezia Giulia.

I dati sono elaborati dall’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega.

«E’ soprattutto l’analisi delle diverse aree geografiche e categorie di lavoratori a evidenziare le criticità più profonde del fenomeno. Le quattro regioni in zona rossa si trovano nel Mezzogiorno, mentre il rischio di mortalità dei lavoratori stranieri continua ad essere oltre tre volte superiore a quello degli italiani, con un incremento delle vittime totali del 29,2%. Preoccupa anche l’aumento della mortalità femminile (+11,8%), particolarmente significativo per i decessi in occasione di lavoro (+30,3%). Questi dati dimostrano come il fenomeno degli infortuni mortali non colpisca tutti i lavoratori allo stesso modo. Le marcate differenze che emergono in alcune aree del Paese e tra specifiche categorie, rappresentano un segnale che non può essere ignorato e che richiede un’attenzione sempre maggiore da parte delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti nella tutela della sicurezza sul lavoro», commenta Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega, che sottolinea la gravità del quadro delineato dall’elaborazione dei dati relativi al periodo gennaio-settembre 2026.

Da gennaio a settembre 2026 sono 823 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 595 in occasione di lavoro (20 in più rispetto a settembre 2025) e 228 in itinere (19 in più rispetto allo scorso anno). La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (84). Seguono: Campania (60), Veneto (58), Sicilia (55), Piemonte (53), Emilia-Romagna (47), Lazio (45), Toscana e Puglia (39), Calabria (20), Liguria (18), Marche (16), Sardegna (14), Trentino-Alto Adige (13), Abruzzo, Umbria e Friuli-Venezia Giulia (8), Basilicata (7) Molise (2) e Valle d’Aosta (1).

L’Osservatorio elabora anche l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età e lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità (numero di decessi per milione di occupati).

Nei primi nove mesi del 2026, considerando le vittime in occasione di lavoro, l’incidenza più elevata si registra ancora nella fascia d’età degli ultrasessantacinquenni (85,4). Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni (37,1) e quelli tra i 15 e i 24 anni (34,3).

In termini assoluti, invece, la fascia più colpita dagli infortuni mortali in occasione di lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (208 vittime su un totale di 595).

In totale sono 76 le donne decedute nei primi nove mesi del 2026, 8 vittime in più rispetto allo stesso periodo del 2025 (+11,8%). Di queste, 43 hanno perso la vita in occasione di lavoro (10 in più rispetto al 2025) e 33 in itinere (2 in meno rispetto al 2025), cioè nel percorso casa-lavoro.

Nei primi nove mesi del 2026, sono 221 i lavoratori stranieri vittime di infortuni mortali su un totale di 823. Un incremento del 29,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le vittime erano 171.

Di queste, 159 sono decedute in occasione di lavoro e 62 in itinere. Il rischio di morte sul lavoro è oltre tre volte superiore rispetto a quello per i lavoratori italiani: 61,5 morti ogni milione di occupati, contro un indice di 20,3 degli italiani.

Alla fine di settembre 2026 il settore più colpito è quello delle Costruzioni (101 morti in occasione di lavoro), seguito da Trasporto e Magazzinaggio (80) e Attività Manifatturiere (73).

Il giovedì risulta essere il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali a fine settembre 2026 (22,2%). Seguono il lunedì (20,7%) e il martedì (16,0%).

Le denunce di infortunio totali registrate a fine settembre 2026 sono 457.879, in aumento del 5,0% rispetto a settembre 2025.

Il numero più elevato di denunce in occasione di lavoro si registra nelle Attività Manifatturiere (52.839). Seguono: Sanità (29.082), Costruzioni (28.430), Commercio (25.688) e Trasporto e Magazzinaggio (25.524).

A settembre 2026, le denunce di infortunio presentate dalle lavoratrici sono 164.924 (128.535 in occasione di lavoro), mentre quelle degli uomini ammontano a 292.955 (251.802 in occasione di lavoro).

Infine, le denunce totali dei lavoratori stranieri sono 101.998 su 457.879 (il 22,3%), 85.047 in occasione di lavoro su un totale di 380.337 (22,4%).

L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente.