27 Febbraio 2026 - 11:41:17

di Marianna Galeota

Sicurezza stradale, coperture assicurative, formazione, dotazioni adeguate, condizioni contrattuali trasparenti, tutela della salute, contrasto a ogni forma di sfruttamento o dumping sociale.

Sono i temi al centro del tavolo che il Comune ha intenzione di creare insieme alle organizzazioni sindacali, alle associazioni di categoria e agli esperti in materia di sicurezza stradale e salute sul lavoro a tutela dei rider, lavoratori e lavoratrici che consegnano cibo a domicilio in città.

Un luogo stabile, «non episodico», in cui affrontare in maniera strutturata e continuativa i nodi principali del settore, spiega il presidente di commissione e capogruppo Udc in Consiglio comunale Fabio Frullo che sottolinea come i rider siano una componente «sempre più visibile e strutturale dell’a nostra economia urbana».

«L’Aquila vuole crescere nel rispetto del lavoro, della dignità delle persone, della sicurezza e dei diritti. Vuole crescere senza lasciare indietro nessuno. E quando diciamo nessuno, intendiamo anche chi ogni giorno attraversa le nostre strade, con qualsiasi condizione climatica, per consegnare cibo, farmaci, beni di prima necessità, rendendo possibile una parte importante della nostra quotidianità – prosegue Frullo – Li vediamo nelle serate invernali, sotto la pioggia, nel traffico, durante gli eventi cittadini. Sono il volto di un modello economico nuovo, rapido, digitale. Ma troppo spesso, dietro quell’efficienza, si nasconde un sistema fondato sulla precarietà, sull’assenza di tutele adeguate, sul trasferimento dei rischi d’impresa direttamente sulle spalle di chi pedala o guida. Anche a L’Aquila, il settore delle consegne a domicilio è cresciuto in maniera significativa negli ultimi anni. Non è più un fenomeno marginale o occasionale: è una realtà consolidata, che coinvolge giovani, studenti, lavoratori in cerca di integrazione al reddito, cittadini italiani e stranieri. Una realtà che contribuisce all’economia locale, che sostiene ristoranti e attività commerciali, che genera valore. E proprio perché genera valore, merita regole, attenzione e responsabilità».

«Siamo consapevoli che la disciplina del rapporto di lavoro e delle piattaforme digitali non rientra direttamente nelle competenze comunali. Tuttavia, un’amministrazione che si limita a dichiarare la propria incompetenza formale abdica al proprio ruolo politico – spiega ancora – Il Comune non può sostituirsi al legislatore nazionale, ma può e deve esercitare una funzione di indirizzo, coordinamento e promozione di buone pratiche. Può creare spazi di confronto. Può favorire accordi territoriali. Può sostenere iniziative che mettano al centro la sicurezza e la dignità del lavoro».

«Nel 2026 L’Aquila è Capitale Italiana della Cultura. Questo riconoscimento non può limitarsi a un calendario di eventi. Deve diventare un’occasione per affermare un modello di città fondato sulla responsabilità sociale, sulla qualità del lavoro, sulla coerenza tra valori dichiarati e scelte amministrative. Cultura significa anche cultura del lavoro, cultura della legalità, cultura della sicurezza – aggiunge – Vogliamo che L’Aquila sia anche un laboratorio di buone pratiche, capace di dimostrare che sviluppo economico, cultura e tutela dei diritti non sono termini in contrapposizione. Sono, al contrario, i tre pilastri di una comunità moderna e solidale. Una città che investe nella propria immagine non può ignorare le condizioni di chi contribuisce ogni giorno al suo funzionamento».