06 Marzo 2026 - 08:52:29
di Martina Colabianchi
Il conflitto in corso in Medio Oriente rischia di impattare notevolmente sulla nostra economia, con i primi segnali che già non stentano a mostrarsi.
In Abruzzo il prezzo medio del gasolio è salito fino a 1.850 €/l per quello alla pompa self-service.
Il dato è dell’Associazione di Base dei Consumatori (A.Ba.Co.), sui dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha presentato una segnalazione formale all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) chiedendo un’ispezione urgente sull’anomala e repentina impennata dei prezzi di benzina e gasolio registrata a partire dal 1° marzo 2026.
L’associazione contesta la mancanza di una correlazione diretta tra l’aumento dei prezzi alla pompa e i costi reali di estrazione e raffinazione. «Siamo di fronte a rincari che appaiono privi di giustificazione economica», dichiara Luigi Iasci, Presidente di A.Ba.Co., «nonostante il Brent si attesti intorno agli 82-83 dollari, in soli cinque giorni abbiamo assistito a picchi del diesel che suggeriscono manovre speculative per gonfiare i margini di profitto industriale».
Secondo l’analisi di A.Ba.Co., il prezzo medio del gasolio ha raggiunto livelli di estrema criticità in diverse regioni: Bolzano 1,937 €/l, Valle d’Aosta: 1,894 €/l, Friuli Venezia Giulia e Liguria: 1,889 €/l, Sardegna e Calabria rispettivamente 1,887 €/l e 1,884 €/l.
A.Ba.Co. ha sollecitato quindi l’Autorità a verificare l’eventuale esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza volta a coordinare i listini tra le compagnie petrolifere. L’obiettivo è accertare se i prezzi attuali riflettano i costi reali o se siano frutto di condotte lesive della fede pubblica e del corretto funzionamento del mercato.
«Rimaniamo in attesa dell’apertura di una specifica istruttoria», conclude Iasci. «È fondamentale tutelare i consumatori da quello che appare come un attacco ingiustificato ai loro portafogli».
Come sottolineato anche dall’associazione Codici, l’aumento dei carburanti si traduce inevitabilmente in inflazione importata e perdita di potere d’acquisto per le famiglie, aggravando ulteriormente una situazione economica già resa difficile dall’aumento del costo della vita.
Secondo le elaborazioni economiche basate sulla struttura dei costi della filiera agroalimentare e sull’incidenza dei trasporti nel sistema distributivo, un incremento dei carburanti compreso tra il 2% e il 3% può determinare nel breve periodo un aumento dei prezzi dei beni alimentari compreso tra lo 0,5% e l’1,5% entro la fine del mese di marzo.
In particolare, i primi rincari potrebbero riguardare soprattutto prodotti ortofrutticoli freschi; prodotti lattiero-caseari; carne e prodotti della filiera zootecnica; prodotti alimentari a forte componente logistica, come pane e derivati dei cereali.
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