06 Marzo 2026 - 11:05:21

di Martina Colabianchi

Sarà disponibile da domani su YouTube il documentario “Abitare il degrado – Il caso dei Progetto C.A.S.E.“, realizzato dal videomaker e regista Gabriele Ferrara e da Gamal Bouchaib per fare luce sulla quotidianità delle persone che vivono da anni in alloggi provvisori, tra famiglie, bambini, anziani e persone con disabilità, alle prese con spazi meno curati e aree difficili da vivere.

In occasione dell’uscita del documentario, particolare attenzione è stata rivolta ai “bambini invisibili” dei Progetti Case, che il più delle volte non hanno accesso a spazi sicuri per giocare: parchi giochi rimossi e mai ricostruiti, campetti distrutti o pericolanti, illuminazione attiva solo di giorno e assente di notte, e sistemi di sicurezza che non garantiscono serenità.

L’estratto dal documentario vuole sottolineare come questi aspetti incidano sulla qualità della vita dei bambini e sulla possibilità di vivere esperienze di gioco e socializzazione fondamentali per la loro crescita, esperienze invece garantite in molte altre zone della città. È proprio questa differenza a rischiare di creare una contrapposizione tra cittadini di serie A e di serie B.

È ad esempio il caso del Progetto Case di Gignano, dove i giochi per i bambini sono stati tutti smantellati e, al loro posto, restano solo degli pneumatici, oppure a Sant’Elia dove a causa dell’assenza di parchi giochi qualche famiglia si arrangia come può con mezzi di fortuna. Fino ad arrivare al Progetto Case di Bazzano, di recente più volte interessato da incendi dolosi, il cui campetto da calcio non solo è divenuto ormai inutilizzabile, ma anche pericoloso a causa delle sue componenenti in ferro che rischiano di cadere come in più punti è accaduto.

«”Bambini invisibilinon è un atto di accusa: vuole documentare la realtà così com’è, dando voce a chi spesso non viene ascoltato e mostrando quanto sia importante ripensare gli spazi per l’infanzia anche all’interno delle soluzioni abitative provvisorie», si legge nella nota dei curatori del documentario.

Di seguito il video.