06 Marzo 2026 - 17:14:17
di Angelo Liberatore
Prosegue il percorso dell’edizione 2026 del Premio Paolo Borsellino. Palazzo Margherita all’Aquila apre le sue porte a donne protagoniste di storie dure e difficili, ma che al contempo sono diventate esempio di rinascita.
“Il coraggio delle donne” recita un titolo quanto mai azzeccato. In platea, oltre alle autorità, la parte più importante a cui sono rivolte le “Narrazioni positive” del Premio Borsellino: ragazzi e ragazze delle scuole superiori.
A loro si rivolge Daniela Di Maggio, la madre di Giogiò Cutolo, giovane musicista ucciso a Napoli per aver difeso un amico.
«Giogiò è stato insignito della Medaglia d’oro al Valor Civile – spiega Daniela Di Maggio – deve rappresentare un faro per le nuove generazioni, un esempio da seguire. Racconto la sua storia per portare avanti quella che io chiamo “la rivoluzione gentile di mio figlio”. Vorrei che questa rivoluzione diventasse virale, perché dobbiamo portare avanti il contagio del bene e non il contagio del male».
L’altra testimonianza, quella di Alessandra Accardo. Poliziotta, vittima di un’aggressione sessuale nel 2022, oggi testimone nazionale della Polizia di Stato contro la violenza di genere.
«I ragazzi – dichiara Alessandra Accardo – hanno bisogno di confrontarsi con delle vicende che sono accadute realmente nella vita. Io porto la mia testimonianza, in quanto donna violata e soprattutto donna sopravvissuta. Le testimonianze – prosegue – hanno un carattere diverso quando si raccontano, perché comunque fanno entrare in pieno nei sentimenti».
«Dietro la notizia – conclude Accardo – ci sono sempre delle persone e io sono fatta di carne e di sentimenti, e quindi il senso della mia testimonianza è questo: creare empatia verso il prossimo». E poi Gida Salvino, autrice Rai e sceneggiatrice che ha messo in luce come appuntamenti tipo quello del Premio Borsellino a L’Aquila siano importanti per far crescere, nei giovani, una coscienza civica forte e quanto più condivisa possibile. «È molto importante incontrarsi e incontrare i giovani, ma soprattutto evitare le polarizzazioni quando si parla di questioni del femminile e del maschile».
«Non bisogna fare, cito il titolo di un film, “Maschi contro Femmine”; è invece importante mettere al centro l’ascolto e la condivisione».
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