20 Marzo 2026 - 12:56:41
di Tommaso Cotellessa
Dopo il recente intervento sulla Grande Croce, prosegue il percorso di tutela dei preziosi manufatti che caratterizzano la storica Processione del Venerdì Santo aquilano. È stato infatti presentato il restauro del simulacro del Cristo Morto, realizzata nel 1954 dall’artista Remo Brindisi.
L’intervento, promosso dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, restituisce alla comunità un’opera di grande valore spirituale e artistico, profondamente legata all’identità culturale della città di L’Aquila.
A illustrare i dettagli del restauro è stata la professoressa Grazia De Cesare, che ha spiegato come il simulacro presenti una struttura complessa: il corpo del Cristo è composto da quattro blocchi assemblati, ai quali si aggiunge un braccio separato. Le parti, inizialmente sgrossate nella bottega del padre di Brindisi, sono state successivamente rifinite con uno spesso strato di stucco a base di colla e gesso, fondamentale per definire la morfologia anatomica e i dettagli superficiali dell’opera.

La finitura originale prevedeva velature ad acquerello e una verniciatura abbondante, pensata per proteggere la scultura durante le processioni, spesso esposte alle intemperie. Tuttavia, proprio l’usura e gli agenti atmosferici hanno causato nel tempo danni significativi, tra cui profonde fessurazioni tra gli strati materici.
«È stato necessario un intervento di consolidamento per garantire stabilità alla struttura e permettere la conservazione futura dell’opera», ha spiegato la docente. «A questo si è aggiunta un’attenta pulitura, che ha restituito al Cristo Morto il suo originario splendore».
Il restauro ha riguardato anche l’apparato decorativo: la struttura lignea che funge da «letto» e il prezioso manto ricamato dalle suore giuseppine di Chieti, realizzato su disegno dello stesso Brindisi e caratterizzato da motivi vegetali che richiamano la corona del Cristo.

L’intervento, completato in tempo per la processione del prossimo 3 aprile, è stato realizzato come tesi di laurea della studentessa Irene Conte, sotto la guida della professoressa De Cesare. Un lavoro che unisce ricerca, formazione e responsabilità nella conservazione del patrimonio.
Resta, tuttavia, la consapevolezza della fragilità dell’opera: come sottolineato dagli esperti, si tratta di manufatti destinati per loro natura a essere esposti a condizioni critiche durante le celebrazioni, con il rischio costante di nuovi danni.
Nonostante ciò, il restauro rappresenta un importante passo nella salvaguardia di una sentita tradizione locale, restituendo alla città un simbolo di profonda devozione e memoria collettiva.
LAQTV Live