24 Marzo 2026 - 13:37:08

di Marianna Galeota

La crisi di Hormuz e la guerra in Medio Oriente minacciano, con gli aumenti straordinari dei costi, il settore delle costruzioni dell’Aquila che negli ultimi anni ha rappresentato uno dei principali pilastri della ripresa economica del post sisma, con effetti concreti non solo sulla ricostruzione ma su lavoro, reddito e sviluppo.

A lanciare l’allarme, il presidente di Ance L’Aquila Pierluigi Frezza, evidenziando come i dati del sistema delle Casse Edili (CNCE) confermino l’andamento positivo del settore aquilano delle costruzioni anche nel 2025: nella provincia, infatti, le ore lavorate crescono nel 2025 del +11,34 rispetto al 2024, dopo una performance del +7,71% del 2024 sul 2023.

La massa salari registra, inoltre, un incremento del +15,29% nel 2025 dopo il +9,08 del 2024, segnale evidente di un comparto che continua a generare occupazione e valore. Un incremento sostanzioso riguarda anche i lavoratori iscritti in Cassa Edile che crescono del 12,10 % nel 2025 dopo essere già cresciuti del 5,27 nel 2024 e le imprese che aumentano del 6,92 nel 2025 dopo un 3,43 del 2024.

«Un patrimonio produttivo proprio dell’edilizia molto al di sopra della media nazionale, ma anche regionale, che oggi è messo seriamente a rischio da quel che sta accadendo nello scontro in atto in Medio Oriente – afferma Frezza – Il rilevante aumento dei prezzi delle materie prime e dei materiali da costruzione generato dal blocco nello stretto mediorientale ci riguarda molto da vicino non solo per gli effetti alla pompa di benzina. Il fenomeno è già stato denunciato a livello nazionale da Ance, con segnalazioni diffuse da parte delle imprese su rincari che stanno compromettendo la sostenibilità economica dei lavori, anche pubblici e del Pnrr. Per il territorio aquilano il rischio è ancora più grave. il rallentamento dei cantieri significherebbe colpire direttamente il processo delle ricostruzioni post sismiche e gli investimenti in corso. Per questo Ance L’Aquila non è rimasta ferma».

Nei giorni scorsi l’associazione ha infatti inviato una comunicazione formale a tutte le stazioni appaltanti del territorio, segnalando le gravissime difficoltà operative ed economiche che le imprese stanno affrontando a causa degli aumenti straordinari dei costi e delle criticità nelle catene di approvvigionamento.

Nella lettera si evidenzia chiaramente come, in molti casi, le condizioni di mercato sopravvenute rendano oggettivamente complessa la prosecuzione dei lavori alle condizioni originarie, con il rischio concreto di rallentamenti o addirittura sospensioni dei cantieri.

«Le imprese stanno continuando a lavorare con senso di responsabilità, ma se la situazione dovesse persistere non potranno essere lasciate sole – sottolinea il presidente degli imprenditori aquilani – L’Associazione, a seguito di ripetute segnalazioni da parte dei propri associati di rincari improvvisi e insostenibili, ha quindi chiesto alle stazioni appaltanti di attivare subito un confronto operativo, finalizzato a individuare soluzioni concrete che possano prevenire gravi incongruenze e garantire la continuità degli interventi. I rincari raggiungono anche il 40% nei derivati del petrolio o in quei materiali che risentono dell’aumento dell’energia elettrica come rame, alluminio, conglomerati bituminosi e cementizi. In un mercato sempre più instabile e fluido, anche al di là della crisi dello stretto di Hormuz, servono decisioni rapide: aggiornamento dei prezzi, revisione dei contratti e strumenti straordinari per affrontare questa emergenza che non accenna a rientrare. Vorremmo ragionare con i soggetti decisori su adeguate contromisure senza le quali L’Aquila e la ricostruzione del cratere sismico rischiano di pagare un prezzo altissimo e quella che era una forza e una risorsa del territorio può trasformarsi facilmente in una fragilità dalle conseguenze inevitabili».