27 Maggio 2026 - 07:45:07
di Martina Colabianchi
Sono 40 le persone indagate e ben 135 i capi d’imputazione contestati al termine di una complessa operazione che, dalle prime luci dell’alba, ha portato a un imponente blitz che ha consentito di smantellare a L’Aquila e sul territorio nazionale tre sodalizi criminali dediti allo spaccio di droga.
Su delega della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia aquilana, i carabinieri del capoluogo hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti degli indagati rintracciati sul territorio nazionale.
I membri delle tre organizzazioni sono indagati, a vario titolo, per i reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, continuata in concorso.
I dettagli dell’operazione, denominata convenzionalmente “Coca Delivery” e durata oltre un anno, sono stati diffusi nel corso di una conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica Alberto Sgambati e dalla Pm Roberta D’Avolio.
In campo un massiccio schieramento di forze: oltre ai comandi dell’Arma territorialmente competenti, hanno partecipato un elicottero del 16° Nucleo di Rieti, d’due unità cinofile antidroga del Nucleo di Chieti e quattro Squadre di Intervento Operativo (S.I.O.) provenienti dall’8° Reggimento Lazio e dal 10° Reggimento Campania.
I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nei confronti dei soggetti rintracciati in Italia, mentre per gli indagati localizzati all’estero è stato attivato l’iter procedurale internazionale.
Complessa la strategia messa in atto dai vertici associativi e ricostruita dagli inquirenti. Ragazzi molti giovani venivano reclutati all’estero, in particolare in Albania, e venivano fatti arrivare in Italia sfruttando un normale visto turistico.
Una volta arrivati, l’organizzazione assicurava loro il pieno supporto logistico mettendo a disposizione vetture a noleggio, telefoni cellulari, schede sim e appartamenti prevalentemente nelle zone periferiche dell’Aquila o nei comuni limitrofi.
Il punto di forza delle tre bande poggiava proprio sull’assoluta incensuratezza dei ragazzi stranieri a cui veniva affidata la vendita al dettaglio della cocaina. Qualora però fossero finiti sotto controllo o fossero stati arrestati, la direttiva prevedeva che, non appena tornati in libertà, si rendessero immediatamente irreperibili per fare definitivo rientro nel proprio paese d’origine.
Grazie all’analisi approfondita di tutti gli elementi raccolti, gli inquirenti sono riusciti a retrodatare l’inizio dell’attività fino al 2022. È stato così delineato il profilo di tre gruppi criminali distinti, paritetici e cooperanti tra loro, capaci di alternarsi senza alcuna interruzione nella gestione del mercato della cocaina nel capoluogo e nelle aree vicine.
Nel corso delle indagini sono stati eseguiti, in tutto, 16 arresti in flagranza per reati legati alla detenzione, alla cessione, al trasporto e alla vendita di droga, con il contestuale sequestro di circa 1 chilogrammo di cocaina.
Il volume d’affari complessivo è stato quantificato in 125.000 euro, calcolato sulla base dell’acclarata cessione di circa 3.200 dosi di stupefacente.
L’attività ha inoltre portato alla segnalazione di oltre 100 persone alle Prefetture dei rispettivi luoghi di residenza quali assuntori di sostanze stupefacenti.
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