28 Marzo 2026 - 19:50:32

di Angelo Liberatore

«La speranza non è un’illusione, un narcotico per andare un po’ avanti e per evitare le complessità dei problemi. È invece l’unica via per non arrendersi di fronte al male, ed ha bisogno di gente con gli occhi aperti e con molta forza. I rassegnati, i fatalisti, i provvidenzialisti allontanano la ricostruzione e si arrendono al male».

Così il Cardinale Matteo Zuppi, a L’Aquila per partecipare alla terza edizione del convegno “Il terremoto dell’anima”. L’Arcivescovo metropolita di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha centrato il suo intervento sul tema della ricostruzione della speranza. La mattinata di dialogo, in sala Ipogea a Palazzo Emiciclo, a livello generale ha voluto analizzare gli effetti post traumatici sulle comunità lasciati da catastrofi naturali o guerre.

Curare queste ferite dell’animo equivale a ricostruire, e la speranza è l’architrave fondamentale su cui innestare ogni azione. «Chi ha speranza non alza mai la bandiera bianca della resa» ha detto nel corso dei lavori il Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita emerito dell’Aquila. E L’Aquila, dal post sisma ad oggi, in questo è una sorta di paradigma, ma il messaggio può e anzi deve essere allargato anche al di fuori del Capoluogo abruzzese.

«È un messaggio che deve essere un po’ per tutti – spiega il Cardinale Matteo Zuppi, che poi prosegue – faccio un esempio: quest’anno sono cinquant’anni dal terremoto del Friuli, forse una delle tragedie più grandi del nostro Paese, ma che ha portato con sé anche un messaggio di determinazione nella ricostruzione. Cosa che purtroppo in altre situazioni non è avvenuta». «Ecco io vorrei, desidero, che questo messaggio L’Aquila lo possa dare e lo continui a dare. Bisogna ritessere le varie energie e le varie forze che devono contribuire al rilancio dell’Aquila, delle aree interne, di tutte quelle zone colpite da forze distruttrici che possono diventare invece portatrici di sentimenti di speranza verso il futuro».

L’importante, però, per raggiungere questo obiettivo è lo spirito di collaborazione e di comunità, mettendo da parte ogni individualismo. «Se non si fa questo si ricostruisce poco – ammonisce il Cardinale Zuppi – la ricostruzione richiede solidarietà e comunità d’intenti: il pensarsi insieme è l’unico modo per ricostruire davvero». Il terzo convegno sul “Terremoto dell’anima” è stato  organizzato dall’ufficio per la Pastorale dell’Emergenza dell’Arcidiocesi dell’Aquila assieme a Caritas e Istituto di Scienze Religiose Fides et Ratio.

Per l’Arcivescovo Metropolita dell’Aquila Monsignor Antonio D’Angelo: «Questo convegno è la terza tappa di un cammino che è iniziato ormai da tanti anni fa, in seguito all’intuizione del Cardinale Petrocchi non ha cominciato a parlare del “Terremoto dell’anima”». «Queste situazioni di catastrofe, oltre a segnare le strutture colpiscono la vita ed il cuore delle persone».

«Ormai – conclude Monsignor D’Angelo – siamo prossimi al diciassettesimo anniversario del terremoto, e questo convegno può essere un ulteriore segno di quello che è il cammino che la comunità sta vivendo in questo tempo e in questi anni: un percorso di rinascita di resilienza che può essere da esempio e conforto anche per altre realtà , che magari vivono o hanno vissuto situazioni di calamità allo stesso modo o ancora più gravi».