04 Aprile 2026 - 11:18:27
di Martina Colabianchi
«Arrivare prima».
È questo il mantra ripetuto più volte nella conferenza stampa convocata in Questura, a L’Aquila, per descrivere l’operazione Paint it Black.
Un’indagine complessa, nata a dicembre 2025 e condotta in sinergia tra Digos, Polizia Postale e con il supporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica dell’Abruzzo, che ha portato all’arresto a Roma di un 25enne originario di Tortoreto, in provincia di Teramo, militante della corrente anarchico-primitivista, capace di influenzare una platea virtuale di oltre 200.000 persone sui social network.
L’indagine, illustrata dal Procuratore Generale Alberto Sgambati, dalla Pm Roberta D’Avolio e dai vertici della Polizia, ha svelato una pericolosa escalation. Se in un primo momento il soggetto si limitava alla diffusione di ideali “anarchici verdi”, finalizzati al sovvertimento della società tecnologica attraverso il sabotaggio delle infrastrutture, nell’ultimo mese la condotta era mutata in una vera e propria istigazione terroristica.
Dall’analisi del monitoraggio web sono emerse istruzioni dettagliate per la fabbricazione di armi tramite stampanti 3D e, lo scorso 18 marzo, la pubblicazione di una guida per il confezionamento di esplosivo C4 utilizzando comuni fertilizzanti. «Non era più solo diffusione di idee», è stato spiegato in conferenza, «ma un impulso concreto ad attuare atti di terrorismo».
«L’attività di indagine è partita da un’analisi del social media in uso al soggetto», ha spiegato il dirigente della Digo Roberto Mariani. Gli approfondimenti successivi hanno delineato, secondo gli investigatori, un quadro sempre più preoccupante.
Mariani, nel sottolineare la collaborazione tra procura e polizia ha anche chiarito che, al momento, non emergono collegamenti con la vicenda dei due anarchici morti a Roma, richiamando la differenza tra i contesti investigativi e la diversa matrice ideologica dei due casi. Il procuratore dell’Aquila Sgambati ha espresso soddisfazione per essere arrivati prima che potesse accadere qualcosa di grave, mentre D’Avolio ha richiamato la preoccupazione suscitata dalla condotta dell’indagato e dal monitoraggio della rete.
Cristiano Leggeri, direttore della terza divisione del Servizio polizia postale e per la sicurezza cibernetica, ha parlato di una «vera e propria emergenza» riferendosi ai fenomeni che maturano sul web e ha insistito sulla necessità di cogliere in tempo i “segnali” negli ambienti digitali estremisti. «I giovani devono sapere che il web non è una zona franca, non è un luogo nel quale si rimane impuniti», ha detto.
Il 25enne, che agiva in forma anonima prima di essere identificato, emulava apertamente le gesta di Unabomber. Nonostante non siano emersi collegamenti diretti con la cellula del Parco degli Acquedotti a Roma, nei pressi del quale è stato arrestato il giovane, la perquisizione ha confermato la sua pericolosità operativa. Sono stati infatti rinvenuti proiettili calibro 12, cartuccere e armi bianche, materiale perfettamente sovrapponibile a quanto il soggetto insegnava a costruire sui propri canali social.
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