12 Aprile 2026 - 12:38:05

di Tommaso Cotellessa

È stato inaugurato venerdì scorso, il rinnovato Museo del Grano di Gagliano Aterno, restituito alla comunità al termine di un lungo intervento di ristrutturazione e recupero resosi necessario dopo i danni causati dal sisma del 2009.

Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco, Luca Santilli, che ha sottolineato come questo importante traguardo si inserisca nel più ampio percorso di rinascita materiale e immateriale che negli ultimi anni ha interessato il borgo, portandolo a ottenere riconoscimenti anche a livello nazionale e internazionale.

Il museo affonda le sue radici nella storia agricola della Valle Subequana, storicamente legata ai piccoli latifondi e alle proprietà dei feudatari del Castello di Gagliano, che detenevano le maggiori estensioni di terreni coltivati a grano. Non a caso, questa area della media montagna abruzzese è stata a lungo considerata il “granaio” del territorio.

Istituito nel 2002 dal Comune insieme al Centro di Documentazione Etnografica, il Museo del Grano trova sede negli spazi di un antico mulino ed è una realtà unica nel suo genere in Abruzzo, riconosciuta ufficialmente dalla Regione.

Il nuovo allestimento è stato curato dall’Associazione Civitas Superequani, guidata dal presidente Massimo Santilli, con il contributo delle operatrici del Servizio Civile e della comunità locale, che ha partecipato attivamente alla valorizzazione del patrimonio.

Tra i beni esposti figurano gli impianti originali in legno, metallo e muratura di un antico mulino, appartenuto a Donato Giangregorio di Castelvecchio Subequo e trasferito a Gagliano alla fine degli anni Venti del Novecento. L’opificio, oggi perfettamente restaurato, è arricchito da arnesi e utensili legati al ciclo produttivo del grano.

Il percorso museale accompagna il visitatore in un viaggio nella memoria collettiva, attraverso reperti e immagini d’epoca che raccontano le diverse fasi della lavorazione: dalla semina alla mietitura, dalla trebbiatura alla macinazione, fino alla produzione domestica di pane e pasta, elementi centrali della civiltà contadina.

Il museo si configura anche come un luogo di memoria vivente: non solo oggetti, ma ambienti autentici, restituiti senza alterazioni, capaci di testimoniare il lavoro e la fatica dell’uomo.

All’interno dello spazio fotografico, dedicato alla vita nei campi, è stato inoltre installato un totem touch-screen interattivo che proietta il documentario “Dal seme alla Solina” di Attilio Valeri.

Particolare attenzione è riservata alle attività didattiche: sono previste visite per le scuole, durante le quali bambini e ragazzi potranno osservare da vicino le tecniche tradizionali di produzione della pasta, grazie al contributo delle donne del paese, impegnate a trasmettere saperi e tradizioni legate alle specialità locali, come taccòzze, sagnétte, vularèlle e quéjéte, oltre alla preparazione del pane di grano Solina.

La riapertura del museo si inserisce in un più ampio processo di rivitalizzazione della comunità gaglianese, che negli ultimi anni ha visto anche l’arrivo di nuovi residenti e la nascita di nuove attività economiche e sociali, tra cui un forno artigianale di prossima apertura.

Alla cerimonia inaugurale hanno partecipato numerose autorità del territorio, tra cui il dirigente dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione dei Comuni del Cratere, Enrico Bianchi.

L’intervento di recupero, gestito dal Comune in sinergia con l’USRC, è stato finanziato con Delibera CIPE n. 135/2012 per un importo di oltre 200mila euro. I lavori, avviati nell’ottobre 2021 e conclusi nel maggio 2023, hanno riguardato la riqualificazione strutturale dell’edificio, con la realizzazione di una nuova ossatura in acciaio su fondazioni in cemento armato, garantendo così l’adeguamento agli attuali standard di sicurezza sismica.

«La restituzione del Museo del Grano alla comunità rappresenta molto più di un intervento edilizio: è un segno concreto della volontà di ricostruire il tessuto sociale e identitario», ha dichiarato Enrico Bianchi. «Luoghi come questo rafforzano il senso di appartenenza e diventano spazi vivi di condivisione, capaci di generare nuove prospettive di sviluppo locale».

Un’inaugurazione che segna dunque non solo la riapertura di uno spazio espositivo, ma anche un nuovo passo nel percorso di rinascita e valorizzazione di un intero territorio.».