16 Aprile 2026 - 09:34:46
di Tommaso Cotellessa
La riapertura del Teatro San Filippo è fissata per la giornata di domani. Un’inaugurazione presentata in grande stile dall’amministrazione comunale, la quale ha annunciato un programma di tre giorni dedicato al teatro, al suo valore e alla sua capacità di raggiungere tutti, dai più piccoli agli adulti.
Tuttavia a prendersi la scena, all’interno del dibattito cittadino, non è solo l’unanime entusiasmo per la riappropriazione da parte della città di una struttura storica e inestimabile per la sua vivacità culturale , ma anche la responsabilità che questa riapertura implica. Restano, infatti, ancora aperte le questioni relative alla gestione del San Filippo, così come resta ancora poco chiaro il motivo di una così tardiva riapertura.
Ad intervenire sulla vicenda è il consigliere comunale di opposizione Alessandro Tomassoni, il quale parla della riapertura del teatro come di «un passaggio significativo che restituisce alla città uno storico spazio di aggregazione e un presidio culturale insostituibile per finalità sociali, culturali e turistiche».
Tuttavia, Tomassoni evidenzia che i festeggiamenti per la riapertura del San Filippo si sarebbero potuti celebrare ben nove anni fa, in quanto nel 2017 i lavori di ristrutturazione furono sostanzialmente completati. «Una maggiore tempestività nella definizione delle procedure burocratiche legate alla ratifica della convenzione gestionale tra Comune e FEC -il Fondo Edifici di Culto- proprietario dell’immobile (in realtà l’Amministrazione ne auspicava l’acquisizione) nonché le lungaggini relative all’abbattimento delle barriere architettoniche, all’installazione delle poltrone e all’allestimento scenico, avrebbero consentito di anticiparne la riapertura, ciò anche alla luce delle risorse investite, circa 2,045 milioni di euro stanziati dal CIPE già dal 2012 (Delibera n.43), cui si sono aggiunte nell’immediatezza del sisma del 2009 donazioni per circa 1,3 milioni di euro da parte di artisti di rilievo, tra cui Mauro Pagani e Caterina Caselli».
Ma oltre al rammarico per il tempo perduto, Tomassoni interviene sul presente e sulle implicazioni che questo avrà sulle prospettive future del Teatro San Filippo. Decisivo sarà infatti il tema della gestione. Per il consigliere «è essenziale adottare modelli inclusivi, capaci di garantire reale apertura, evitare concentrazioni e valorizzare una pluralità di soggetti, linguaggi e progettualità: è auspicabile che ciò avvenga attraverso un modello di gestione realmente partecipato, anche mediante procedure ad evidenza pubblica, che tenga conto di quelle tante associazioni culturali locali che, pur senza finanziamenti strutturali, operano da anni con continuità e radicamento sul territorio».
«Una gestione aperta, dunque – aggiunge – in grado di valorizzare concretamente le competenze e professionalità presenti in città, che può diventare una leva strategica non solo sul piano artistico, ma anche su quello sociale, rafforzando partecipazione, cittadinanza attiva e coesione in una prospettiva di programmazione di lungo periodo e non limitata a questo grande evento».

In ultimo Tomassoni si è fatto interprete di una criticità istituzionale rilevata da molti in città: la mancanza di un riconoscimento, palese e dignitoso, a chi ha fatto vivere il San Filippo, ovvero i fondatori della Compagnia dell’Uovo, protagonisti della crescita e della valorizzazione del teatro, attraverso attività di qualità rivolte in particolare alle giovani generazioni, dal 1985 e fino all’ultima rassegna nell’aprile 2009 del premio teatrale “Scenario”.
«Sarebbe importante – scrive ancora Tomassoni – custodire e rendere visibile materialmente all’interno del Teatro la memoria di quel percorso, valorizzandone i risultati e riconoscendo l’impegno profuso dagli ideatori della Compagnia dell’Uovo e offrendo al contempo una testimonianza concreta del contributo dei numerosi artisti che, grazie a loro, si sono avvicendati sul palco per oltre vent’anni».
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