16 Aprile 2026 - 16:37:15
di Vanni Biordi
Mi piace quella forma silenziosa di generosità che, in Italia e in Abruzzo, purtroppo ancora fatica a a trovare il proprio spazio istituzionale: donare un rene da vivi. Non si tratta di un gesto estremo, né di un sacrificio irreversibile nel senso più drammatico del termine. È, piuttosto, una scelta consapevole che può significare anni di vita in più per chi riceve, e una qualità di vita pressoché normale per chi dona. Eppure, i numeri raccontano un ritardo strutturale che la Regione Abruzzo ha deciso di affrontare con metodo.
La giunta regionale ha approvato una delibera, su proposta dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì, che disciplina in maniera organica i trapianti di rene da donatore vivente, uniformando le procedure di presa in carico dei pazienti su tutto il territorio e costruendo un sistema coordinato tra le strutture nefrologiche abruzzesi. Il provvedimento segue di poche settimane quello sugli espianti «a cuore fermo», confermando una traiettoria precisa: il potenziamento sistematico dell’intera filiera del trapianto in Abruzzo.
Il cuore operativo della delibera è l’istituzione, demandato al coordinamento regionale per i trapianti, di un tavolo tecnico dedicato. Ne faranno parte i direttori delle unità operative di nefrologia e dialisi degli ospedali abruzzesi, un rappresentante delle associazioni dei pazienti indicato dall’Aned, i professionisti della Chirurgia generale e dei trapianti della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, i responsabili delle rianimazioni regionali e altri medici coinvolti nel processo.
Il tavolo avrà il compito di produrre un documento operativo condiviso con il Dipartimento Sanità e le Asl.
«In tutta Italia e anche in Abruzzo il ricorso ai trapianti di rene da donatore vivente registra livelli notevolmente inferiori rispetto ad altri Paesi europei, soprattutto perché è necessario potenziare una preventiva e corretta informazione del paziente e dei suoi congiunti, che deve iniziare negli ambulatori di nefrologia» sottolinea l’assessore Verì. Un deficit culturale e organizzativo insieme che la delibera intende colmare, implementando la rete degli ambulatori di pre-dialisi e coordinando le strutture regionali. Perché, in buona sostanza, ogni rene donato in tempo è una lista d’attesa che si accorcia e una vita che riprende a muoversi.
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