17 Aprile 2026 - 16:52:16
di Martina Colabianchi
Buone notizie per l’approvvigionamento dell’acqua nel bacino del Sangro, dove sono stati registrati 100 milioni di mc di acqua sotto forma di neve a fronte di 50 pregressi.
I dati sono della Fondazione CIMA sull’indice SWE, la quantità di acqua al suolo caduta sotto forma di neve.
Quello che si è registrato è un rallentamento della fusione del manto nevoso dovuto, spiegano gli studiosi, dalle temperature di marzo che sono risultate più basse della media, in particolare sulle Alpi e sugli Appennini centrali.
Parallelamente, nuove precipitazioni, nevose in quota, hanno interessato diversi settori alpini, in particolare il Piemonte, e ampie aree appenniniche.
Il risultato è stato un breve ma significativo recupero dello SWE, osservabile fino all’inizio di aprile. «Un esempio chiaro di come la risorsa nivale sia il risultato di un equilibrio continuo tra “quanto freddo fa” e quanto nevica», si legge.
Si tratta di un segnale positivo per le risorse idriche locali ma, come specificato nel rapporto, i dati vanno interpretati con cautela.
Come sottolinea l’esperienza di questa stagione, infatti, una rimonta tardiva non è sufficiente a compensare completamente i deficit accumulati nei mesi precedenti.
Per quanto riguarda il bacino del Sangro, si legge, le condizioni di sotto-media osservate fino a poche settimane prima hanno infatti già avuto effetti su ecosistemi, ricarica delle falde e gestione delle risorse idriche.
Buone notizie anche per l’Aterno – Pescara, dove il deficit non solo è stato recuperato ma ora abbiamo un forte surplus rispetto alle medie dell’indice degli anni scorsi.
«Questi dati confermano quanto abbiamo detto a caldo durante e appena dopo l’evento alluvionale di due settimane or sono – ha commentato Augusto De Sanctis del Forum H2O -. L’evento è stato consistente ma non catastrofico proprio grazie alle copiose nevicate che hanno “fermato” l’acqua in quota. Senza di queste probabilmente avremmo avuto danni molto più consistenti. Questo ci dice quanto assurdi siano i ricorsi al TAR contro le mappe di pericolosità aggiornate con le piene cinquecentenarie, dove il Pescara può arrivare a 2.100 mc/s, Per dire la piena del 1992 fu della metà!».
«Inoltre – continua – segnala quanto siano insufficienti, anche perché sottodimensionate per un errore madornale sul calcolo della piena duecentenaria, ora corretto solo grazie al nostro intervento, le tanto decantate vasche di laminazione. Utili ma non risolutive. Aspetto positivo, la ricarica delle falde e degli acquiferi, anche se, come ricorda la Fondazione CIMA, le nevicate tardive rimangono per meno tempo al suolo, con meno infiltrazione».
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