20 Aprile 2026 - 11:55:14
di Marianna Galeota
Gli aumenti e i relativi alti costi del carburante rendono sempre più difficile il lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori delle Cooperative Treetà Onlus e Consorzio Consol che si occupano di assistenza domiciliare.
Per questo, la Federazione italiana autonomie locali e sanità (Fials) proclama lo stato di agitazione di tutti i lavoratori.
«Non è più tollerabile il silenzio delle istituzioni di fronte a un’ingiustizia che calpesta la dignità di chi, ogni giorno, si prende cura della fascia più fragile della nostra comunità: i nostri anziani – affermano il segretario provinciale Fials Simone Tempesta e i coordinatori Sanità Salvatore Placidi e Marcello Ferretti – La situazione ha raggiunto il limite del grottesco. Gli operatori dell’assistenza domiciliare sono costretti a utilizzare i propri mezzi e a farsi carico interamente delle spese di carburante per spostarsi tra un utente e l’altro. Con la benzina che ha sfondato il muro dei 2 euro al litro e stipendi medi che non raggiungono nemmeno i 700 euro mensili, il guadagno netto viene letteralmente bruciato dai costi vivi. Mentre con il Comune di L’Aquila e il Centro Servizi per Anziani è stato aperto un tavolo di confronto, registriamo con sdegno la totale e colpevole indifferenza dell’Unione dei Comuni Montagna dell’Aquila. La loro assenza alle audizioni istituzionali è un insulto non solo ai lavoratori, ma a tutti i cittadini che usufruiscono del servizio».
«Considerare ‘irrilevanti’ le istanze di chi non riesce più a fare la spesa è un atto di miopia politica senza precedenti – proseguono – Non siamo disposti a fare un passo indietro. La nostra piattaforma è chiara e non trattabile: Un contributo straordinario per coprire le spese di spostamento durante l’intera crisi energetica.; riconoscimento dei tempi di percorrenza come ore effettivamente L’inserimento o di clausole nei futuri bandi di gara che garantiscano il ristoro dei costi sostenuti. Se non arriveranno risposte concrete, i lavoratori saranno costretti, loro malgrado, a rassegnare le dimissioni in blocco. Non è una minaccia, ma l’estrema conseguenza di un sistema che ha smesso di essere sostenibile. Se il servizio di assistenza domiciliare dovesse collassare, la responsabilità ricadrà interamente su chi ha preferito ignorare il grido d’aiuto di chi lavora in trincea».
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