22 Aprile 2026 - 15:42:15

di Martina Colabianchi

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha sciolto ogni riserva relativa alla questione dell’allontanamento dalle viscere del Gran Sasso delle 1.000 tonnellate di nafta pesante stoccate all’interno dei laboratori di fisica nucleare per l’esperimento LVD.

Nella lettera inviata a diversi enti, la presidenza risponde positivamente al sollecito che era giunto lo scorso 25 ottobre direttamente dal Commissario straordinario per il Gran Sasso Pierluigi Caputi in cui si ribadiva la necessità di smantellare le strutture dell’esperimento e allontanare la nafta poiché costituiscono un rischio gravissimo per l’acquifero.

Nella lettera di Caputi si sottolinea come, nonostante il progetto si sia concluso, le sostanze siano ancora presenti rischino di danneggiare la falda acquifera del Gran Sasso in caso di versamento fortuito.

Gli esperimenti avevano l’obiettivo di identificare e studiare i neutrini emessi dal collasso di una Supernova nella nostra Galassia (la Via Lattea) o nelle Nubi di Magellano.

In quella a firma del Capo Dipartimento Simonetta Saporito si fa il resoconto di diverse riunioni, l’ultima avvenuta lo scorso 5 marzo, durante le quali è stato chiarito che l’accordo con la Russia, che a suo tempo aveva reso possibile l’esperimento, non è un ostacolo alla rimozione delle sostanze pericolose. L’Agenzia delle Dogane ha, infatti, affermato che non vi sono vincoli allo smaltimento del materiale anche direttamente da parte dell’INFN. 

Questo passaggio consente ora di procedere con maggiore speditezza verso la rimozione di un fattore di rischio che per anni ha alimentato preoccupazione tra istituzioni, cittadini e comunità locali. La Regione Abruzzo ha seguito con attenzione e costanza tutta la vicenda, sostenendo ogni iniziativa utile a riportare piena sicurezza in un’area strategica per il territorio e per l’approvvigionamento idrico di migliaia di cittadini.

«Adesso sarà nostro compito vigilare, monitorare e stimolare con la massima attenzione le attività dei Laboratori del Gran Sasso, affinché le operazioni procedano rapidamente e in piena sicurezza. È fondamentale che i materiali vengano rimossi e smaltiti correttamente, perché così potremo proseguire con maggiore efficacia tutto il lavoro legato alla messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso. Il superamento di questa criticità renderà più semplice l’intero percorso e consentirà di concentrare gli sforzi sugli interventi necessari, senza il peso degli obblighi connessi alla precedente classificazione di rischio», ha dichiarato il commissario Pierluigi Caputi.

Fin del 2017, il Forum H2O aveva denunciato reiteratamente la presenza irregolare di grandi quantità di sostanze pericolose all’interno dei Laboratori per gli esperimenti Borexino e LVD, stoccate nelle immediate vicinanze dei punti di captazione. Non a caso i laboratori erano stati classificati come Impianto a Rischio di Incidente Rilevante sottostando alla normativa Seveso. «Un caso incredibile – si legge in una nota del Forum -, visto che le norme sulla tutela delle acque destinate al consumo umano vietavano espressamente di mantenere sostanze pericolose nei pressi dei punti di captazione».

Nel 2018, la Procura di Teramo procedette con il sequestro di parte dei punti di captazione mandando a scarico 80 l/s di preziosa acqua potabile che riforniva il teramano; «un’iniziativa a nostro avviso piuttosto surreale – scrivono – perché si è preferito sequestrare l’oggetto del rischio e non la sua fonte (un po’ come sequestrare un fiume e non il depuratore che non funzionando pone rischi di inquinamento).  

Sempre nel 2018 intervenne la Regione Abruzzo che ordinò ai Laboratori di dismettere tali esperimenti e allontanare le sostanze pericolose.

I Laboratori iniziarono a pianificare le delicate operazioni di allontanamento dei due esperimenti. Dopo diversi anni Borexino fu smantellato. 

Per LVD, l’INFN aveva redatto i relativi documenti sottoponendoli alle autorizzazioni e aveva affidato i lavori di dismissione a una ditta specializzata. Quando tutto sembrava volgere per il verso giusto l’INFN, in occasione dell’avvio delle operazioni belliche in Ucraina, sollevò la questione della proprietà russa di parte della nafta, in quanto l’esperimento LVD nacque da una collaborazione tra ricercatori italiani e russi.  

Il Forum H2O venne a conoscenza della vicenda, denunciando di nuovo, carte alla mano, quello che appariva come una vera e propria elusione di obblighi di legge prescritti dalle normative sulla tutela dell’ambiente e della pubblica incolumità.

«A seguito dei nostri reiterati appelli c’è voluto prima l’intervento del Commissario Caputi e poi addirittura quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiarire da un lato la rilevanza ambientale e sanitaria della questione e dall’altro l’inconsistenza di reali vincoli per l’INFN per lo smaltimento delle 1.000 tonnellate di nafta – scrive Augusto De Sanctis del Forum H2O -. A questo punto ci aspettiamo che i Laboratori procedano con la massima urgenza a riaffidare i lavori per l’allontanamento dal Gran Sasso e lo smaltimento in sicurezza di questi materiali. I Laboratori stessi ne trarranno giovamento visto che con ogni probabilità usciranno dalla normativa Seveso e dalle relative incombenze. In generale, diminuiranno i rischi cui è sottoposto il sistema Gran Sasso e in particolare l’acquifero».