07 Maggio 2026 - 20:59:01
di Martina Colabianchi
Potevano essere salvati Cristian Gualdi e Luca Perazzini? È l’interrogativo che riapre il caso sulla morte dei due alpinisti di Santarcangelo di Romagna, deceduti sul Gran Sasso dopo una drammatica richiesta d’aiuto durata ben 17 telefonate.
Un dettaglio inedito, emerso dall’analisi degli atti, rivela infatti che Gualdi comunicò correttamente la propria posizione già alla prima chiamata, ma i dati sarebbero stati trascritti in modo errato dai soccorritori.
Il particolare è il fulcro dell’opposizione presentata dai legali delle famiglie contro la richiesta di archiviazione per l’unico indagato, un componente della macchina dei soccorsi. Secondo gli avvocati, l’esatta indicazione di latitudine e longitudine fornita dall’alpinista non fu riportata fedelmente dall’operatore, compromettendo l’efficacia dell’intervento. Quanto emerso ribalterebbe, quindi, il quadro elaborato della Procura di Teramo a marzo scorso, secondo cui le attività di soccorso furono invece corrette e non vi fu alcuna omissione.
Le difese hanno anche contestato la mancata attivazione dei mezzi aerei dell’aeronautica militare che, dicono, avrebbero potuto dare una chance di salvezza ai due alpinisti. Per il Pm, invece, le condizioni meteo erano troppo avverse affinché i velivoli potessero intervenire in sicurezza.
Luca Perazzini, 42 anni, di Forlì, e Cristian Gualdi, 48 anni, di Cesena, erano partiti per un’escursione sul Gran Sasso il 22 dicembre del 2024 e non avevano fatto più ritorno. Le ricerche, ostacolate dalle pessime condizioni meteorologiche e dalla neve abbondante, erano state complesse e prolungate, tenendo l’intera comunità con il fiato sospeso. Il maltempo, inoltre, aveva costretto i soccorritori ad interrompere le ricerche e a trascorrere la notte di Natale nell’ostello di Campo Imperatore. Dopo cinque giorni, i loro corpi furono stati ritrovati in zone impervie della montagna, confermando purtroppo il tragico epilogo.
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