16 Maggio 2026 - 09:49:51
di Vanni Biordi
Il mercato del lavoro italiano produce ormai con continuità un paradosso che sfida la logica: mentre grandi gruppi industriali, da Beko a Natuzzi, da Electrolux a Nestlé, annunciano esuberi e avviano tavoli di crisi, migliaia di piccole e medie imprese non riescono a trovare chi occupi le posizioni aperte.
In Abruzzo il fenomeno ha assunto nel 2025 contorni precisi e misurabili: il 31,9 per cento delle selezioni di personale è andato deserto per assenza di candidati. Lo certifica l’Ufficio studi della Cgia, elaborando i dati del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro.
Su 123.880 assunzioni previste nella regione, quasi 39.500 non hanno trovato risposta. Un dato che colloca l’Abruzzo al nono posto nella graduatoria nazionale, sopra la media italiana del 30,2 per cento, e che rivela squilibri interni significativi tra le quattro province.
La più esposta è L’Aquila, con il 34,8 per cento di selezioni fallite, seguita da Teramo al 34,1, Chieti al 30,8 e Pescara al 27,6. La distribuzione non è casuale. L’Aquila e Teramo concentrano attività edili, manifatturiere e turistiche, i comparti nazionalmente più in sofferenza.
Le ragioni sono strutturali e non si esauriscono nell’abusata formula del “giovane che non vuole lavorare”. Il calo demografico riduce il bacino di candidati disponibili. Il disallineamento tra sistema formativo e domanda produttiva lascia scoperte figure tecniche e specializzate. Le condizioni offerte, salari contenuti, orari rigidi, prospettive limitate, non reggono il confronto con aspettative che le nuove generazioni non considerano negoziabili.
C’è però un elemento che i dati Excelsior non catturano e che, secondo me, è disonesto ignorare: la presenza del lavoro sommerso. Una parte dei candidati assenti dal processo di selezione ufficiale è già occupata in nero negli stessi settori che li cercano formalmente. Il mancato reperimento non misura soltanto disinteresse o impreparazione: misura anche il fallimento delle politiche di emersione. Finché questo cortocircuito non viene affrontato, qualsiasi piano di orientamento scolastico o di riforma dell’apprendistato interverrà su una fotografia parziale del problema.
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