19 Maggio 2026 - 20:21:19
di Vanni Biordi
La storia smette di essere archiviata, in alcuni momenti, e torna a respirare. Accade quando chi l’ha vissuta sale su un palco. È questo il senso profondo del V evento del Festival Letterario Aquilano OFF, in programma nella Sala Rivera di Palazzo Fibbioni, nel cuore della città capoluogo d’Abruzzo.
L’appuntamento ruota attorno a un libro preciso e scomodo, “Chi sparò ad Acca Larenzia? Il ’78 prima dell’omicidio Moro”, edito da Settimo Sigillo-Europa, opera dell’avvocato e saggista Valerio Cutonilli.
Il volume ricostruisce la notte del 7 gennaio 1978, quando un commando aprì il fuoco contro cinque giovani missini in via Acca Larenzia a Roma, uccidendo Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta. Un omicidio rimasto, a distanza di quasi mezzo secolo, privo di condanna definitiva.
Cutonilli lavora sugli atti dell’archivio storico del Tribunale di Roma e propone una lettura della violenza politica di quegli anni come sistema, non episodi isolati, ma tasselli di un mosaico che ha il suo culmine nel sequestro e nell’assassinio di Aldo Moro. Al suo fianco, Luca Tarantelli, figlio di Ezio Tarantelli, economista del lavoro e consulente della Banca d’Italia, ucciso con una raffica di mitra dalle Brigate Rosse il 27 marzo 1985 nel parcheggio della Facoltà di Economia della Sapienza di Roma.
Luca aveva tredici anni. Negli anni ha trasformato quel lutto in ricerca storica, prima con il documentario “La forza delle idee” nel 2010, poi con il saggio “Il sogno che uccise mio padre. Storia di Ezio Tarantelli che voleva lavoro per tutti” edito da Rizzoli nel 2013, prefazionato da Carlo Azeglio Ciampi.
Quello che l’evento non ha nominato esplicitamente, e che merita invece attenzione secondo me, è la dimensione economica del terrorismo.
Ezio Tarantelli fu eliminato perché stava scardinando la scala mobile, uno strumento che le BR consideravano intoccabile.
Uccidere l’economista significava uccidere un’idea riformista. Questo nesso tra violenza politica e politica economica raramente emerge nel dibattito pubblico, eppure è il cuore di quella stagione. I cosidetti “Anni di piombo”.
In buona sostanza, il terrorismo non finisce solo nei libri di storia, è, anche e soprattutto, nei figli delle vittime che diventa voce civile.
All’incontro è intervenuta anche Claudia Pagliariccio, consigliere comunale. I saluti istituzionali sono stati affidati al presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio e al sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi. L’iniziativa si inserisce nel programma di “L’Aquila Città del libro”.
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