20 Maggio 2026 - 12:01:09
di Vanni Biordi
A L’Aquila basta fermarsi un attimo, guardarsi intorno, e ci si accorge che qui la scienza non è mai un concetto astratto. È una presenza fisica, quasi ruvida. La senti sotto i piedi, dentro la montagna, dove i laboratori lavorano in silenzio da decenni; e la ritrovi sopra la testa, nello spazio, dove gli strumenti sfidano radiazioni, vuoto e temperature impossibili.
È questo viaggio verticale, dal sottosuolo all’orbita profonda, a fare da sfondo a un doppio, straordinario appuntamento con la conoscenza che vede il capoluogo abruzzese confermarsi crocevia internazionale di dialogo, ricerca e cultura.
Il primo, attesissimo fulcro di questa mobilitazione intellettuale è in programma il 22 maggio 2026 alle 16:00, nella cornice barocca del Palazzetto dei Nobili. All’interno della Sala Lignea di Piazza Santa Margherita, si alzerà il sipario sulla XVII edizione del Premio delle Scienze e delle Arti “Giovanni Battista Bruno”.
Promosso dal Rotary Club L’Aquila Gran Sasso d’Italia e realizzato grazie al contributo di numerosi partner, il premio è ormai un punto di riferimento per la valorizzazione del talento e della ricerca intesa come bene comune. Il manifesto dell’iniziativa racconta già, con forza simbolica, lo spirito della manifestazione: un razzo che si innalza tra le stelle, sovrapposto al profilo delle montagne e alle strutture della ricerca. Una visione d’insieme che guarda contemporaneamente verso il cielo e verso la terra, sintetizzando l’idea di una scienza capace di superare i confini e di dialogare apertamente con il futuro, senza mai recidere il legame profondo con il patrimonio umano e scientifico del territorio. Il programma della giornata del 22 maggio testimonia la natura intrinsecamente multidisciplinare dell’evento, offrendo un’anticipazione di quel percorso che unisce la terra allo spazio.
La cerimonia entrerà nel vivo con gli interventi di studiosi e protagonisti assoluti della ricerca. Tra i momenti più attesi figura la relazione del professor Carlo Bucci, responsabile della Direzione Ricerca dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (INFN-LNGS), dedicata all’attualità e all’impatto delle ricerche in fisica delle astroparticelle e astrofisica nucleare.
Quando si parla dei Laboratori del Gran Sasso, l’immaginazione corre subito a quel tunnel autostradale che sembra non finire mai, illuminato da luci fredde, come se la montagna avesse aperto un varco per ospitare un pezzo di futuro. Il paradosso affascinante da cui parte la fisica delle astroparticelle è proprio questo: per capire il cosmo bisogna scendere. Andare sotto, oltre un chilometro di roccia, per ascoltare nel silenzio cosmico segnali che in superficie verrebbero inghiottiti dal rumore del mondo. Il buio profondo della montagna diventa così il più potente strumento di conoscenza dell’universo.
Accanto a questa immersione nella fisica pura, il professor Mauro Maccarrone dell’Università degli Studi dell’Aquila proporrà una riflessione sui lavori della Commissione esaminatrice e sulla tematica concorsuale. Ma il contributo di Maccarrone introduce anche una prospettiva diversa e spiazzante: lo spazio non è solo un laboratorio per fisici e ingegneri, è anche un luogo che mette alla prova il corpo umano, lo stressa e lo costringe a riscrivere le proprie regole biologiche. Segnali molecolari, adattamenti e fragilità ridefiniscono l’astronauta non più solo come un pioniere tecnologico, ma come un vero e proprio esploratore biologico.
Il Premio “Giovanni Battista Bruno” non si limita però alla teoria. La presenza dei tre giovani vincitori del concorso, che presenteranno al pubblico i propri lavori, trasformerà la cerimonia in un’occasione concreta di confronto e crescita. Non si tratta soltanto di premiare un risultato isolato, ma di riconoscere il lavoro, la passione e la continuità che rendono possibile ogni progresso scientifico e culturale, creando un ponte solido tra il mondo accademico, le istituzioni e la società civile. La premiazione ufficiale, prevista per le 18:30, chiuderà una giornata dedicata all’eccellenza.
Questo filo rosso tra la terra e le stelle troverà poi una sua ideale e ideale prosecuzione nel successivo incontro del 6 giugno al Gran Sasso Science Institute (GSSI) “La ricerca in condizioni estreme. Dai laboratori del Gran Sasso agli esperimenti nello spazio”.
In quella sede, il viaggio verticale toccherà la sua punta massima, se con il professor Bucci si scenderà nel cuore della montagna, con l’intervento del professor Ivan De Mitri si risalirà idealmente nello spazio profondo, dove la radiazione cosmica non è più un’ospite da filtrare, ma un fenomeno da studiare in presa diretta. È un po’ come passare da una biblioteca silenziosa a una piazza affollata, cambia il ritmo, cambia la prospettiva, ma la domanda resta la stessa. Cosa ci sta dicendo l’universo? Il bello di appuntamenti come il Premio Bruno e i panel del GSSI è che non lasciano lo spettatore con risposte preconfezionate, ma con una serie di domande che continuano a bussare alla mente anche a riflettori spenti.
Perché la ricerca in condizioni estreme non è solo un titolo suggestivo, è un modo di guardare il mondo, di accettare la sfida che la conoscenza nasca spesso dove l’ambiente sembra dire “qui non puoi stare”. E invece la scienza ci sta. La scelta di ospitare e promuovere questi eventi a L’Aquila, città che negli ultimi anni ha saputo rilanciare con forza straordinaria il proprio ruolo scientifico e culturale, conferisce al territorio un significato ulteriore. È un invito a credere nel potere della conoscenza come strumento di rinascita, collaborazione e visione del domani. In un tempo in cui il sapere ha un disperato bisogno di essere raccontato, condiviso e sostenuto, L’Aquila si offre, ancora una volta, come lo scenario ideale per questa indissolubile alleanza tra intelletto, bellezza e futuro.
Gli eventi sono stati presentati questa mattina nella sala preconsiliare di palazzo Margherita dal professor Mauro Maccarrone, ordinario di biochimica dell’Università degli Studi dell’Aquila e componente del Rotary Club L’Aquila Gran Sasso e dal professor Ezio Previtali, direttore dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare- Laboratori nazionali del Gran Sasso e dall’ingegner Alfonso Calzolaio, presidente del Rotary L’Aquila Gran Sasso d’Italia, alla presenza del vicesindaco Raffaele Daniele.
«Questo premio valorizza i giovani laureandi e dottorandi che hanno dedicato la loro ricerca alla sperimentazione delle astroparticelle e dell’astrofisica nucleare – ha detto Calzolaio – E’ un evento promosso dal Rotary Club L’Aquila Gran Sasso d’Italia, in collaborazione con l’Istituto nazionale di fisica nucleare Laboratori del Gran Sasso che dobbiamo ringraziare anche in questa occasione ufficialmente, perché per noi che siamo un’associazione di volontariato, partecipare con istituzioni mondiali è un grande onore. Ci troviamo alla 17ª edizione che celebra la memoria di Giovanni Battista Bruno fondatore e socio del club e primo presidente di club»
«Il nostro ruolo in questi premi è partecipare allo sviluppo dei premi, collaborando con l’associazione come Rotary per fare in modo che ci sia uno sviluppo nella collaborazione tra noi e le entità locali comeanche le associazioni. Siamo un ente internazionale ma di fatto viviamo su questo territorio e siamo parte di questo territorio – ha commentato Previtali – L’altro punto è che la promozione che Rotary fa sul coinvolgimento dei giovani e per noi è molto importante per una ragione molto specifica: il fatto che i giovani siano seguiti soprattutto all’inizio della carriera ha molteplici effetti e dargli un premio permette loro di mettere in curriculum un aspetto importante. In Italia abbiamo un difetto fondamentale: non tendiamo a dare premi ai miei giovani mentre all’estero questo viene fatto. Con questo premio riconosciamo ai giovani il loro impegno. Il risultato che hanno ottenuto gli permetterà in futuro, in ambito europeo, di ricevere finanziamenti, grant e supporto per la ricerca».
«L’intento era quello di premiare i giovani ricercatori che potranno quindi avere un vantaggio vero nella loro carriera, ma anche comunicare alla città una tradizione che è molto particolare, forse unica, nella ricerca in condizioni estreme: dai laboratori del Gran Sasso, quindi quasi sottoterra, allo spazio. Il premio ha cercato di valorizzare questa competenza e di legarla anche a un evento che ci sarà il 6 giugno, una conferenza intitolata proprio “L’Aquila capitale della ricerca in condizioni estreme”, dove con i colleghi del Gssi e dei Laboratori nazionali del Gran Sasso cercheremo di comunicare ai nostri concittadini quello che è stato fatto nell’astrofisica, ma anche nella biomedicina e quindi sì, una ricerca e una ricerca molto particolare della nostra città», ha concluso Maccarrone.

LAQTV Live