20 Maggio 2026 - 12:32:01

di Marianna Galeota

«Il paesaggio rurale italiano, la biodiversità e gli equilibri ambientali che oggi tutti riconosciamo come valore sono il risultato di secoli di presenza umana, lavoro agricolo e presidio del territorio. Senza aziende agricole vive e sostenibili, anche la tutela ambientale rischia di diventare fragile e puramente teorica».

Lo scrive in una nota Matteo Griguoli dell’Associazione lavoratori produttori agroalimentari ambientali, (Alpaa) L’Aquila sottolineando, in relazione al ritrovamento di lupi morti in Abruzzo, come sia necessario «superare questa contrapposizione sterile»

«Il ritrovamento di venti lupi avvelenati nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise rappresenta un fatto gravissimo, che va condannato senza ambiguità. Un gesto criminale che colpisce il patrimonio ambientale del nostro Paese e che testimonia un clima di crescente esasperazione nei territori rurali – aggiunge la nota – Quanto accaduto, tuttavia, non può essere liquidato come un episodio isolato. È il segnale evidente di un disagio profondo che da anni attraversa il mondo agricolo e le aree interne, troppo spesso lasciati soli ad affrontare problemi complessi senza strumenti adeguati e senza un reale coinvolgimento nei processi decisionali. Agricoltori e allevatori continuano a subire danni alle attività produttive, difficoltà economiche, aumento dei costi e una gestione della fauna selvatica percepita come distante dalla realtà quotidiana dei territori. Nel frattempo, il dibattito pubblico si riduce frequentemente a uno scontro ideologico tra chi difende l’ambiente e chi vive e lavora nelle campagne, come se le due dimensioni fossero incompatibili».

«Preoccupa inoltre una visione sempre più burocratica delle politiche europee in materia agricola e ambientale – aggiunge la nota – Da una parte vengono richiesti standard sempre più stringenti alle imprese italiane ed europee; dall’altra si aprono i mercati a produzioni provenienti da Paesi che operano con regole molto diverse sul piano ambientale, sanitario e sociale. Una contraddizione che penalizza le piccole e medie aziende e mette a rischio la competitività del settore. Le aree interne non possono essere considerate territori marginali o semplici spazi da vincolare. Sono comunità vive, custodi di tradizioni, biodiversità, sicurezza ambientale e produzioni di qualità. Per questo serve una strategia concreta che metta al centro chi vive e lavora quotidianamente questi territori. Il mondo agricolo non chiede assistenzialismo né privilegi, ma rispetto, ascolto e partecipazione reale alle scelte che riguardano il futuro delle campagne italiane. È tempo di restituire centralità alle comunità rurali e di costruire un equilibrio serio tra sostenibilità ambientale, sviluppo economico e tutela del territorio».