20 Maggio 2026 - 15:48:40

di Martina Colabianchi

È stato aggiornato al 5 giugno il secondo processo per l’uccisione dell’orsa Amarena, avviato dopo l’annullamento del primo per un vizio di forma.

Nell’udienza di oggi al tribunale di Avezzano la difesa ha cercato di contestare le 47 costituzioni di parte civile con un intervento durato circa un’ora e mezza e il deposito di una memoria di circa 180 pagine.

Gli avvocati dell’accusa hanno chiesto quindi il tempo per esaminare la documentazione depositata e presentare memorie prima della prossima udienza.

Amarena, orsa simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, fu uccisa a colpi di fucile il 1° settembre del 2023 a San Benedetto dei Marsi. Dopo l’uccisione dell’animale si persero inizialmente le tracce dei due cuccioli, poi avvistati e monitorati a distanza dal Parco. L’imputato, Andrea Leombruni, deve rispondere del reato di uccisione di animali, con l’aggravante della crudeltà.

«La forza della costituzione di parte civile è rappresentare animali, piante ed ecosistemi, non i soci delle associazioni – ha detto all’Ansa Bruno Petriccione, presidente dell’associazione Appennino Ecosistema, costituita parte civile anche in questo secondo processo -. Ribadiamo che ci ergiamo a tutori della fauna selvatica e degli ecosistemi, quindi il danno arrecato dall’accaduto non riguarda l’associazione ma l’ecosistema e la fauna: parliamo a nome di chi non può farlo, animali e piante».

Il procedimento penale è ripartito dopo le quattro udienze predibattimentali svoltesi tra il dicembre del 2024 e il settembre del 2025, l’udienza dibattimentale del 19 gennaio scorso, quando la Giudice Francesca D’Orazio ha decretato la nullità degli atti processuali, restituendoli al Pubblico Ministero e l’udienza predibattimentale del 28 aprile scorso, quando la Giudice Anna Cuomo aveva concesso i termini a difesa perché si potessero esaminare tutti gli atti di costituzione di parte civile.

«Prendiamo atto dell’ennesimo rinvio, ma continuiamo a ritenere fondamentale che questo processo possa finalmente entrare nel vivo – dichiara Piera Rosati, presidente LNDC Animal Protection -. Si tratta di un procedimento penale che ha un enorme valore non solo giudiziario ma anche simbolico per la tutela della fauna selvatica in Italia. Noi insisteremo con forza per la piena ammissibilità della nostra costituzione di parte civile, perché riteniamo indispensabile che chi difende gli animali e l’interesse collettivo alla tutela della biodiversità possa avere voce in questo processo».

«La difesa fa il suo lavoro, prendendo tempo e cercando di limitare le ammissioni delle parti civili, ma siamo fiduciosi che la magistratura saprà valutare correttamente le richieste di costituzione e si arriverà finalmente all’apertura dell’attività istruttoria e al dibattimento – prosegue Rosati -. È assolutamente necessario accertare i fatti fino in fondo e dare un segnale chiaro: la vita degli animali selvatici protetti non può essere considerata sacrificabile o priva di valore».

Sono oltre cinquanta i soggetti coinvolti nella richiesta di costituzione di parte civile.

Anche il Wwf, assistito dall’avvocato Michele Pezone, ribadirà la piena legittimità della propria costituzione di parte civile, chiedendo che il processo possa finalmente iniziare e che venga avviata la fase istruttoria.