30 Maggio 2026 - 17:01:19

di Vanni Biordi

L’Abruzzo si confronta con una verità fiscale che nessuno può ignorare. I lavoratori autonomi abruzzesi pagano un’IRPEF media di 5.091 euro all’anno. I dipendenti versano 3.927 euro. I pensionati 3.047 euro.

La differenza è abissale e si misura in centinaia di euro sottratti ogni anno a chi costruisce l’economia reale. Le partite IVA abruzzesi sono mediamente più tartassate degli altri contribuenti. Questo dato è inconfutabile. Il tessuto economico provinciale subisce un colpo durissimo.

In sei anni l’Abruzzo ha perso 4.465 lavoratori autonomi. Da 30.017 unità si è scesi a 25.552. L’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo vedono scomparire piccoli imprenditori, collaboratori, artigiani. Da 30.017 a 25.552 unità. Ogni numero rappresenta una storia di chi ha chiuso i battenti. Dopo aver deciso di tagliare il cuneo fiscale, rendendo così le buste paga dei lavoratori dipendenti più pesanti è auspicabile che il governo torni ad alleggerire il carico fiscale anche sulle piccole e micro imprese.

Il dato dice che la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro è stata creata dalle attività imprenditoriali di piccola dimensione. Eppure questo contributo resta sistematicamente penalizzato dalla struttura fiscale. Il dato più preoccupante è invisibile nelle statistiche ufficiali. Gli autonomi abruzzesi con redditi medio-bassi non possono contare sulle stesse detrazioni fiscali dei dipendenti. Un artigiano di L’Aquila con 25.000 euro di reddito paga proporzionalmente più di un impiegato di Pescara con lo stesso stipendio. La disparità nasce dalla struttura stessa del sistema fiscale italiano, che premia la subordinazione e penalizza il rischio d’impresa.

Quello che devo dire è che l’evasione fiscale tra gli autonomi è spesso una risposta alla sopraffazione fiscale. Quando un panettiere di Sulmona sente di pagare il doppio del suo dipendente, nasce la tentazione di non dichiarare tutto. Non sto giustificando l’illegalità. Si tratta di denunciarla come sintomo di un male più profondo perché il sistema spinge verso comportamenti irregolari chi vuole semplicemente lavorare e costruire qualcosa di proprio.

La scelta politica ci sarebbe. Bisognerebbe ridurre il carico fiscale sulle piccole imprese abruzzesi. Non si tratta di una semplice richiesta di favore, ma di riconoscere che senza gli artigiani di L’Aquila e di Chieti, senza i commercianti di Teramo, senza i professionisti di Pescara l’Abruzzo non avrebbe futuro economico. La vera svolta sarebbe introdurre in Abruzzo una detrazione regionale specifica per autonomi sotto i 35.000 euro di reddito. Costerebbe alla Regione circa 12 milioni di euro all’anno. Recupererebbe migliaia di partite IVA oggi sull’orlo della chiusura. Creerebbe posti di lavoro. Sarebbe, finalmente, giustizia fiscale.