12 Giugno 2026 - 17:09:31
di Martina Colabianchi
I giovani vogliono restare nelle aree interne. Circa l’80% degli under 35 delle aree interne di Abruzzo, Marche e Umbria si dichiara legato al proprio territorio, mentre il 60% investirebbe nel comune in cui vive aprendo un’impresa o un’attività (quota che sale al 66% tra i 30-34enni).
E ancora: il 64% dei giovani, inoltre, valuta positivamente la qualità della vita nel comune di residenza e il 55% considera le aree interne una risorsa strategica per l’Italia. Eppure, quasi un trentenne su due ha pensato almeno una volta di trasferirsi. Per il 74% degli under 35, il principale limite del territorio è rappresentato dalla scarsità di prospettive lavorative e formative. Forte la fiducia nel digitale: il 76% lo considera utile per studiare senza lasciare il territorio, mentre l’82% lo giudica necessario per lo sviluppo del turismo e la promozione dei territori.
Sono alcuni dei risultati, sorprendenti, dell’indagine presentata dalla Fondazione Magna Carta nella cornice di Palazzo Fibbioni a L’Aquila alla presenza, in videocollegamento, del ministro per lo Sport e per i Giovani Andrea Abodi.
L’appuntamento, dal titolo “I giovani nelle aree fragili“, rientra nel ciclo “Aree fragili: futuro possibile” sostenuto dal comune dell’Aquila oltre che inserito nel programma ufficiale dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
La ricerca, realizzata da Tecnè per la Fondazione Magna Carta, indaga orientamenti, aspettative e strategie di vita dei giovani tra i 18 e i 34 anni residenti nelle aree interne e nei territori colpiti dal sisma del 2016. Un ritratto che attraversa il legame con il territorio, le opportunità di lavoro e di studio, la mobilità, e il ruolo che innovazione e trasformazione digitale possono avere nel rendere questi luoghi più attrattivi per le nuove generazioni.

I temi dell’indagine sono parte integrante del lavoro che la Fondazione porta avanti con il progetto di ricerca Connessioni per la crescita dell’Appennino, nell’ambito del bando FRES, dedicato, tra l’altro, a formazione, e-learning, trasformazione digitale, turismo sostenibile e ruolo degli impianti sportivi per lo sviluppo delle aree interne di Abruzzo, Marche e Umbria.
Dopo i saluti del presidente della Fondazione Magna Carta Gaetano Quagliariello, hanno dialogato Guido Castelli, Commissario Straordinario Sisma 2016, e Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila. Ha moderato l’incontro Annamaria Parente, direttrice dell’Osservatorio sulla Crisi Demografica della Fondazione Magna Carta. I risultati sono stati presentati da Carlo Buttaroni, presidente di Tecnè.
«I dati presentati sono un prezioso strumento per orientare e misurare le politiche dedicate alle giovani generazioni che questo Governo sta portando avanti con metodo e in modo capillare – ha detto il ministro Abodi nelle sue conclusioni -. Questa modalità ci permette di avere una fotografia sempre più nitida e di dettaglio delle esigenze e delle aspettative dei ragazzi e delle ragazze che vivono e animano queste comunità. Il terremoto del 2009 ha creato un cratere umano che va curato con relazioni, ascolti, dialoghi e analisi che contribuiscano a disegnare nuove prospettive. Dobbiamo quindi sfruttare ogni occasione di incontro e confronto perché i giovani non chiedono di essere trattenuti, chiedono di poter scegliere e decidono di restare quando trovano opportunità, servizi, formazione, lavoro e comunità capaci di riconoscere e valorizzarne il talento».
«Le aree interne – ha detto ancora – rappresentano una parte essenziale dell’identità e del futuro della nostra Nazione e devono tornare a essere luoghi di possibilità, non realtà percepite come marginali. Per questo è necessario continuare a investire in infrastrutture materiali e immateriali, nella formazione, nell’orientamento, nel supporto all’autoimprenditorialità, nello sport e nelle arti, nell’innovazione e nella capacità di creare una relazione stabile e affidabile tra territori e giovani. Il nostro compito è creare le condizioni perché il legame dei giovani con le proprie radici possa tradursi nella libertà concreta di costruire lì il proprio progetto di vita. Servono un ascolto vero, una progettualità paziente e strumenti concreti».
«C’è stato uno spopolamento negli ultimi anni, è vero, ma dalla nostra ricerca sono emersi dei dati sorprendenti rispetto invece alla volontà che i giovani hanno di restare nei luoghi che si pensava fossero destinati ad essere abbandonati – ha spiegato Buttaroni -. Quando si va nelle grandi città si va alla ricerca di opportunità, e quello che i giovani vedono in questa fase della storia è che la tecnologia può essere un aiuto per restare nei borghi interni. Questa ricerca ci dice che è possibile immaginare i piccoli comuni, tutti quelli dell’Appennino, come dei luoghi in cui si possa fare un altro tipo di economia, un’economia a filiera corta dove la qualità della vita è molto alta e dove il turismo riveste un ruolo importante».
Dalla teoria, però, è necessario passare alla pratica. «Il punto è che queste nuove opportunità che i giovani richiedono hanno bisogno di essere infrastrutturate – ha continuato il presidente di Tecnè -. La produzione di servizi, idee e trasformazioni vere e proprie ha bisogno di infrastrutture che, molto spesso, sono infrastrutture immateriali. Pensiamo, ad esempio, all’intelligenza artificiale che può contribuire a processi produttivi in ogni luogo. Ecco, da questo punto di vista i comuni dell’Appennino rappresentano un incubatore straordinario per la qualità della vita che c’è».
Circa l’80% degli under 35 delle aree interne di Abruzzo, Marche e Umbria, infatti, ritiene l’intelligenza artificiale e il digitale utili alla promozione turistica del territorio. Più in generale, il 67% del campione intervistato nelle tre regioni considera i piccoli centri una risorsa importante per la crescita del turismo italiano. Quanto ai modelli di sviluppo, il 65% indica il turismo culturale come il più adatto a valorizzare le vocazioni dell’Appennino e il 64% quello esperienziale, con punte dell’85% nei comuni ultraperiferici.
Il 76% degli under 35 di Abruzzo, Marche e Umbria, inoltre, considera l’e-learning uno strumento utile per studiare senza dover lasciare il territorio in cui vive. Tra gli under 25 la quota sale al 78%. Il 65% utilizzerebbe piattaforme digitali per la formazione professionale. Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine realizzata da Tecnè per conto di Magna Carta nell’ambito del progetto “Connessioni per la crescita dell’Appennino” (Bando FRES 2024). L’indagine è stata presentata oggi a L’Aquila nel ciclo “Aree fragili, futuro possibile”, organizzato da Magna Carta nell’ambito del programma dell’Aquila Capitale della Cultura.
«Secondo me da questo studio emerge una cosa importante, cioè che la volontà della maggioranza di questi ragazzi è quella di restare in queste terre – ha spiegato Gaetano Quagliariello -. Poi, ovviamente, le nuove generazioni tengono molto presenti le opportunità, e queste al tempo delle rivoluzioni digitali crescono. Oggi è possibile ottenere strumenti non solo nell’ambito lavorativo, ma anche per quel che riguarda la socialità, in maniera più semplice rispetto al passato e noi dobbiamo tener conto di una cosa. Ad oggi abbiamo tante teorie sociologiche sulle aree interne, ma su una cosa non si piò prescindere: queste terre vivono o muoiono a seconda che l’elemento umano ci sia oppure no ed è proprio su questo che il nostro studio indaga».
«La ricerca sulle nuove generazioni dell’Appennino centrale conferma che i giovani non hanno smesso di credere nei propri territori. Il legame con le comunità di origine resta forte, ma per trasformarlo in una scelta di vita servono lavoro qualificato, formazione, servizi, mobilità, connettività e opportunità d’impresa – ha dichiarato il commissario Guido Castelli -. Il nostro obiettivo è che un investimento in un piccolo comune produca effetti che vanno oltre il singolo intervento: un lavoro qualificato trattiene una famiglia; quella famiglia contribuisce a mantenere aperta una scuola; la scuola sostiene i servizi; i servizi mantengono viva la comunità».
«Le aree interne non possono essere considerate periferie dello sviluppo. I giovani restano dove trovano opportunità, servizi, collegamenti e una prospettiva di futuro – ha detto anche il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi -. Per questo è fondamentale che le politiche nazionali ed europee riconoscano il ruolo strategico delle città medie e dei territori montani. L’Aquila sta dimostrando che è possibile trasformare una condizione di fragilità in una leva di crescita, mettendo cultura, ricerca, formazione e innovazione al servizio dell’intero comprensorio. La sfida è costruire le condizioni affinché i giovani possano scegliere di restare, senza essere costretti a partire».
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