12 Giugno 2026 - 18:27:35

di Martina Colabianchi

Una giornata di mobilitazione nazionale per ridare dignità e tutele a chi produce, custodisce e valorizza la cultura ogni giorno, ma anche l’occasione per accendere i riflettori sulle gravissime criticità strutturali che colpiscono gli istituti del Ministero della Cultura (MiC) in Abruzzo e in Molise. È questo il senso del primo sciopero nazionale dei settori della Cultura e del comparto Federculture indetto per l’intera giornata di oggi, venerdì 12 giugno 2026.

Per l’occasione, i segretari generali e i coordinatori di Fp Cgil, Filcams Cgil e NIdiL Cgil Abruzzo Molise (Luca Fusari, Lucio Cipollini e Lino Zambianchi) hanno indirizzato una lettera al Prefetto dell’Aquila chiedendo l’immediato inoltro della vertenza alla Presidenza del Consiglio e al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.

La mobilitazione nasce dalla necessità di denunciare una situazione ormai insostenibile per migliaia di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Anni di sottofinanziamento pubblico hanno prodotto una progressiva riduzione degli organici, un aumento delle esternalizzazioni, condizioni diffuse di precarietà, salari inadeguati e tutele insufficienti per il personale intermittente e precario.

In Abruzzo e Molise la situazione presenta elementi di particolare criticità. Gli istituti del Ministero della Cultura registrano una carenza di personale che raggiunge in media il 40%, con pesanti ripercussioni sulla continuità dei servizi, sulla fruizione dei luoghi della cultura e sulla tutela del patrimonio storico e artistico.
Particolarmente grave è la situazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo (SABAP AQ-TE), chiamata a gestire interventi complessi legati alla ricostruzione post-sisma e ai programmi finanziati dal PNRR. L’insufficienza di personale tecnico e specialistico rischia di compromettere la capacità di risposta dell’amministrazione rispetto alle esigenze del territorio.

Le organizzazioni sindacali evidenziano inoltre il paradosso rappresentato da L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. A fronte dell’importante riconoscimento ottenuto dalla città, non è stato previsto alcun piano straordinario di rafforzamento degli organici. La gestione delle numerose iniziative e degli eventi programmati continua così a gravare su strutture già fortemente sottodimensionate, in particolare per quanto riguarda il personale AFAV (Accoglienza, Fruizione e Vigilanza) e le professionalità tecniche.

La mobilitazione pone inoltre al centro la necessità di modernizzare l’organizzazione del lavoro, valorizzare le professionalità presenti, garantire reali percorsi di carriera e ampliare l’utilizzo di strumenti quali il lavoro agile e il coworking, ancora poco diffusi nelle realtà ministeriali del territorio.

Fp Cgil, Filcams Cgil e NIdiL Cgil Abruzzo Molise chiedono un piano straordinario di assunzioni pubbliche, il riconoscimento della dignità professionale ed economica del lavoro culturale, il contrasto alle esternalizzazioni e l’introduzione di un reddito di discontinuità per il personale precario e intermittente.

«Non può esistere una politica culturale credibile senza investimenti nelle persone che quotidianamente custodiscono e valorizzano il patrimonio del Paese. Difendere il lavoro culturale significa difendere la cultura stessa, il diritto alla conoscenza e il futuro dei nostri territori», scrivono le sigle sindacali.