01 Luglio 2026 - 10:57:47

di Tommaso Cotellessa

Resta alta la tensione sul futuro degli alloggi del Progetto CASE. Il Comune dell’Aquila è infatti al lavoro con Invimit Sgr per la costituzione di un fondo immobiliare che riguarderebbe oltre 1.600 alloggi, un’operazione che continua ad alimentare il confronto politico cittadino.

Fin dall’annuncio dell’iniziativa, le forze di opposizione hanno espresso forti perplessità, denunciando il rischio di possibili speculazioni sul patrimonio immobiliare trasferito al Comune dell’Aquila come risposta all’emergenza abitativa seguita al sisma del 2009.

Tra i primi a intervenire sono stati i consiglieri comunali Gianni Padovani ed Enrico Verini, che hanno contestato l’operazione proposta dall’amministrazione comunale. Alle loro critiche ha replicato l’amministratore delegato di Invimit, Stefano Scalera, assicurando che il progetto punta esclusivamente alla valorizzazione e alla riqualificazione del patrimonio. Rassicurazioni che, tuttavia, non hanno convinto i due consiglieri.

Con una nuova nota diffusa oggi, Padovani e Verini tornano sulla vicenda.

«Dopo il comunicato di Invimit sulla presunta “valorizzazione” del Progetto CASE – affermano – ci verrebbe quasi da dire: santo subito, l’amministratore delegato Stefano Scalera. Se dovessimo prendere per buone le sue dichiarazioni, sembrerebbe che sia arrivato all’Aquila un benefattore disposto a farsi carico dei grandi problemi del Progetto CASE, quindi della città dell’Aquila, senza avere nulla in cambio. Purtroppo, però, la realtà è ben diversa».

Secondo i consiglieri, «l’amministratore di Invimit non è un filantropo né un benefattore della comunità aquilana. Invimit è una Società di Gestione del Risparmio (Sgr), il cui obiettivo è creare profitto attraverso la gestione degli immobili, mediante locazione e vendita, distribuendo poi agli investitori i proventi dell’operazione. Se Invimit ha proposto al sindaco un’operazione sul Progetto CASE, e soltanto al sindaco perché la città nulla sa, è perché ne intravede un concreto interesse economico. È del tutto legittimo, ma allora si abbia l’onestà di dirlo con chiarezza, evitando di presentare come un gesto altruistico quella che è un’operazione finanziaria».

Padovani e Verini evidenziano inoltre che «tutti gli obiettivi che Invimit dichiara di voler perseguire – dalla riqualificazione alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio – hanno inevitabilmente un costo. E quel costo, direttamente o indirettamente, sarà sostenuto dalla collettività, non certo dall’amministratore di Invimit».

Le preoccupazioni riguardano anche la futura destinazione degli immobili. «Che fine faranno i residenti i cui contratti scadono nel 2027? Su questo Santo Scalera nulla dice e tantomeno ne parla il sindaco. Invimit parla poi di housing sociale e di student housing come se fossero automaticamente un valore aggiunto. In realtà, destinare una quota consistente degli alloggi agli studentati significa concentrare nelle mani di un fondo immobiliare i canoni di locazione che oggi alimentano l’economia diffusa della città».

«Ogni affitto che finisce nelle casse di un fondo – proseguono – è un affitto che non alimenta più il reddito di famiglie aquilane che hanno investito nel proprio patrimonio immobiliare. È ricchezza che viene sottratta al tessuto economico locale per essere concentrata nelle mani di un unico soggetto finanziario».

Per i due consiglieri, «questo è il vero nodo della questione: non una presunta contrapposizione tra riqualificazione e immobilismo, ma la scelta di un modello economico che rischia di impoverire il territorio trasferendo valore fuori dalla comunità. In ogni caso si tratta di scelte strategiche che comportano varianti urbanistiche e richiedono un confronto con la città. L’amministrazione non può cavarsela facendo rispondere Invimit, ma deve tirare fuori le carte e aprire una discussione nella sede propria del Consiglio comunale».

Padovani e Verini concludono ribadendo la richiesta di «piena trasparenza sull’operazione, sugli atti, sulle garanzie per il mantenimento della proprietà pubblica e sulle reali conseguenze economiche e sociali che essa produrrà per L’Aquila».