22 Luglio 2026 - 15:33:49
di Martina Colabianchi
Il report sulle liste d’attesa diffuso dall’Agenas ha dato il via ad un serrato dibattito in regione.
Se da una parte, infatti, direttore dell’Agenzia Sanitaria Regionale, Maurizio Brucchi ha sottolineato come proprio questo rapporto dimostri comre le percentuali centrate dalla nostra Regione siano ben al di sopra della media nazionale, molto più cauto (e anche critico) è Francesco Trivelli, presidente della Federconsumatori Abruzzo, che chiede alla Regione e alla Direzione sanitaria di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le parti sociali e le associazioni dei consumatori.
«Nelle recenti dichiarazioni, il Direttore dell’Agenzia Sanitaria Regionale, traccia un quadro rassicurante della sanità abruzzese, rivendicando con enfasi percentuali superiori alla media nazionale sulle classi di priorità urgente (U, entro 3 giorni) e breve (B, entro 10 giorni) – scrive Trivelli -. Tuttavia, ad un’analisi attenta e completa dei dati pubblicati nel Report Agenas (aggiornato al 30 giugno 2026), e soprattutto di fronte all’esperienza quotidiana delle decine di cittadini che bussano ai nostri sportelli, la narrazione dell’Azienda sanitaria si scontra con criticità strutturali profonde che non possono essere liquidate con un semplice trucco statistico».
«Il punto più critico, che le dichiarazioni del Direttore evitano accuratamente di mettere al centro, riguarda le prime visite specialistiche. È qui che si misura la capacità del Servizio Sanitario di effettuare diagnosi precoci e avviare tempestivamente le cure. Infatti, mentre a livello nazionale il rispetto dei tempi di garanzia per le prime visite è salito dal 76,4% al 78,5% (+750 mila prestazioni nei tempi), l’Abruzzo fa registrare un netto arretramento, scendendo dal 76,1% al 73,5%. Con tale risultato, la nostra regione scivola nella parte bassa della classifica nazionale, rimanendo confinata tra le realtà in maggiore affanno insieme a Provincia Autonoma di Trento (54,7%), Puglia (55,7%), Umbria (63,7%) e Sardegna (64,1%)».
«Il confronto con chi cerca di funzionare è impietoso – prosegue -, regioni come la Basilicata (98,9%), le Marche (94,5%), il Lazio (91,6%) e il Veneto (91,5%) garantiscono quasi la totalità delle prime visite nei tempi, persino realtà che partivano da situazioni complesse hanno saputo recuperare terreno, come la Liguria (balzata dal 63,2% all’82,9%) e la Lombardia (dall’72,3% all’81,8%). Vantarsi delle sole urgenze significa ignorare che la stragrande maggioranza della domanda sanitaria riguarda visite differibili e programmate, chi attende una prima visita non urgente in Abruzzo si trova spesso di fronte a mesi di attesa, venendo di fatto spinto verso la sanità privata a pagamento o, peggio, verso la rinuncia alle cure».
«Sul fronte della diagnostica strumentale (ecografie, TAC, risonanze magnetiche, gastroscopie), si evidenzia giustamente un recupero, con la percentuale di prestazioni garantite nei tempi che sale al 76,1% (rispetto al precedente 65,3%). Ma anche in questo caso, contestualizzare i dati è d’obbligo. Se l’Abruzzo si attesta al 76,1%, regioni come il Veneto (97,1%), la Campania (96,2%), le Marche (92,4%) e la Basilicata (90,3%) offrono ai propri cittadini livelli di copertura e affidabilità immensamente superiori. Essere passati da un dato drammatico a un dato “meno peggiore” non equivale ad aver risolto il problema; significa solo che un abruzzese su quattro deve ancora aspettare oltre i limiti fissati dalla legge per un esame diagnostico».
«Il direttore sottolinea con orgoglio l’incremento del volume totale di prestazioni erogate (oltre 247 mila prime visite nel semestre), tuttavia, occorre porsi una domanda di fondo e cioè, qual è il prezzo per i cittadini e con quale efficienza organizzativa? I dati ufficiali fotografano solo le prenotazioni effettivamente inserite a sistema, non tracciano, però, il muro di gomma contro cui si scontrano quotidianamente gli utenti quando i Cup rispondono che “le agende non sono ancora aperte” o “non c’è disponibilità”. Questa modalità, denunciata a livello nazionale anche dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), maschera le liste d’attesa reali facendole sparire dai report sintetici. Invece di limitarsi a potenziare i Cup, spostando semplicemente il problema sugli operatori di sportello – incalza Trivelli -, l’Abruzzo dovrebbe attuare soluzioni di sistema già operative altrove. Il report Agenas dimostra che abbattere i tempi d’attesa è possibile, ma richiede coraggio organizzativo. La vetrina digitale non cura le Liste di Attesa e rischia di trasformarsi nell’ennesima scatola vuota se non viene calata nella drammatica realtà della gestione quotidiana».
Sulla stessa linea d’onda anche il commento del segretario regionale del Pd Daniele Marinelli, del capogruppo in Consiglio regionale Silvio Paolucci e dei consiglieri Antonio Blasioli, Dino Pepe, Antonio Di Marco, Pierpaolo Pietrucci e Sandro Mariani. «Non è un problema di un semestre – sottolineano i dem riepilogando le percentuali abruzzesi -: nel 2025 eravamo già in difficoltà, nel 2026 su quasi tutti gli indicatori che contano davvero siamo scesi ancora, in controtendenza rispetto al resto del Paese che invece migliora. Questa non è normale amministrazione, è un sistema che sta smettendo di garantire equità di accesso alle cure ai cittadini abruzzesi. Perché i cittadini abruzzesi aspettano mesi per un esame, o rinunciano, o sono costretti a pagare di tasca propria nel privato, questa differenza la vivono ogni giorno sulla propria pelle. E non ci sembra siano ragioni di vanto».
«Non lo diciamo soltanto noi. Anche Federconsumatori Abruzzo, che con i cittadini ha un rapporto quotidiano fatto di sportelli e segnalazioni reali, ha smontato punto per punto la stessa narrazione con un documento durissimo. Il fatto che un’associazione di consumatori, con un osservatorio diretto e quotidiano sui cittadini, arrivi con dati alla mano alle nostre stesse conclusioni, conferma che non si tratta di polemica politica, ma di un problema strutturale reale, verificabile e ormai riconosciuto da chiunque guardi i dati Agenas senza filtri di convenienza. Urge un tavolo di confronto vero con le parti sociali: una richiesta che rilanciamo in Consiglio regionale. Il problema delle liste di attesa, insieme alle altre profonde ferite della sanità abruzzese, sta mettendo concretamente a rischio il diritto alla salute di ogni abruzzese», concludono gli esponenti Pd.
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