Crollo nascite, Vivarelli (Fesica – Confsal): «Abruzzo uno degli esempi più evidenti»
29 Luglio 2026 - 16:26:44
certezze alle giovani generazioni. Quando una famiglia rinuncia ad avere
figli perché teme di non poterli mantenere, significa che il lavoro e il
sistema di protezione sociale non stanno più garantendo quella sicurezza
che dovrebbero assicurare”.
Lo dichiara Marcello Vivarelli, segretario regionale della
Fesica-Confsal Abruzzo, commentando il dossier sulla natalità realizzato
dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e Inps, dal
quale emerge che il 66 per cento degli italiani rinuncia ad avere figli
per motivi economici, mentre il 49 per cento delle donne ritiene che la
maternità possa rappresentare un ostacolo nel proprio percorso
lavorativo.
Solo il 5,5 per cento degli intervistati afferma invece di non
desiderare figli.
“Questi numeri – prosegue il sindacalista – raccontano una realtà che il
sindacato conosce bene. Sempre più lavoratori, pur avendo
un’occupazione, non riescono a programmare il proprio futuro con
serenità. Il problema non è soltanto trovare un lavoro, ma avere
un’occupazione stabile, retribuzioni adeguate al costo della vita e
servizi che consentano di conciliare lavoro e famiglia. In assenza di
queste condizioni, molte coppie rinviano la scelta di avere figli o vi
rinunciano del tutto”.
Secondo Vivarelli, l’Abruzzo rappresenta uno degli esempi più evidenti
delle conseguenze della crisi demografica.
“La nostra regione continua a perdere giovani e competenze. Molti
lasciano il territorio per cercare migliori opportunità occupazionali in
altre regioni o all’estero, mentre nelle aree interne lo spopolamento
procede anno dopo anno. A questo si aggiunge un progressivo
invecchiamento della popolazione che rischia di incidere pesantemente
sulla tenuta economica e sociale abruzzese”.
Il segretario regionale della Fesica-Confsal richiama anche il caso del
capoluogo regionale.
“L’Aquila – spiega sul punto – ha registrato un lieve incremento dei
residenti, ma questo dato non basta a descrivere la realtà. La città
resta caratterizzata da un’età media sempre più elevata e da un ricambio
generazionale insufficiente. Se i giovani continuano a partire e le
famiglie diminuiscono, anche i numeri apparentemente positivi rischiano
di essere soltanto un’illusione statistica”.
Per Vivarelli è necessario dunque “affrontare insieme la questione
occupazionale e quella demografica. Servono politiche capaci di creare
lavoro stabile e di qualità, di sostenere il potere d’acquisto dei
salari e di rafforzare il welfare, a partire dai servizi per l’infanzia,
dall’assistenza agli anziani e dagli strumenti che favoriscono la
conciliazione tra lavoro e vita familiare. Solo così sarà possibile dare
ai giovani un motivo concreto per restare in Abruzzo, costruire una
famiglia e contribuire allo sviluppo della nostra regione”.
“Il dossier sulla natalità ci consegna un quadro che non può lasciare
indifferenti. Per l’Abruzzo il rischio è ancora più grande, perché il
calo delle nascite si somma allo spopolamento e all’invecchiamento della
popolazione. È il momento di affrontare questa sfida con politiche
coraggiose e di lungo periodo, mettendo al centro il lavoro, le famiglie
e il futuro delle nuove generazioni”, conclude Vivarelli.
LAQTV Live