30 Luglio 2026 - 09:28:24
di Marianna Galeota
I Centri Antiviolenza del Coordinamento Antigone della Regione Abruzzo ribadiscono la loro ferma contrarietà al Progetto di Legge n. 140/2026 “Istituzione del Garante regionale per i diritti delle donne vittime di violenza” che, a loro avviso, «presenta profonde criticità giuridiche, istituzionali e operative».
Dopo l’audizione in Commissione regionale per le Pari Opportunità, in cui il Coordinamento ha documentato le proprie perplessità e dell’istruttoria condotta dalla I sottocommissione, è stato espresso dalla stessa commissione parere non favorevole al testo a larga maggioranza (9 voti su 12), «confermando le riserve già sollevate dal Difensore Civico e dagli operatori del settore».
Nello specifico, spiega il Coordinamento, «l’istruttoria ha evidenziato i possibili profili di incostituzionalità, in termini di invasione della competenza statale esclusiva, della sovrapposizione con funzioni già attribuite ad organismi regionali esistenti con violazione del principio di buon andamento, efficienza ed economicità della Pubblica Amministrazione, l’irragionevole allocazione di risorse pubbliche per l’allestimento di un nuovo apparato burocratico monocratico a danno di servizi primari e sottodimensionati come CAV e Case Rifugio, il contrasto del modello proposto rispetto ai principi della Convenzione di Istanbul, che pone al centro il rafforzamento della rete territoriale dei servizi specializzati e non la creazione di nuove figure monocratiche».
«Si tratta di rilievi che non possono essere relegati a mere valutazioni politiche, ma che costituiscono osservazioni tecniche formulate da un organismo istituzionale nell’esercizio delle proprie funzioni consultive e che impongono una seria riflessione sull’intero impianto del progetto di legge – sottolinea la nota – Il progetto di legge, infatti, non risponde ad alcuna esigenza concreta manifestata dalle donne vittime di violenza né dagli organismi che le assistono quotidianamente. Nessuna Regione italiana ha ritenuto necessario istituire un Garante monocratico specializzato esclusivamente in materia di violenza di genere. Al contrario, le esperienze regionali dimostrano una tendenza opposta: la Regione Lombardia ha soppresso nel 2022 il Garante per le vittime di reato, accorpandone le funzioni ad un organismo già esistente, mentre la Regione Friuli Venezia Giulia ha scelto di investire nel rafforzamento della rete territoriale dei servizi, evitando la proliferazione di nuove strutture burocratiche prive di reale valore aggiunto. Anche per questa ragione riteniamo che le risorse economiche previste dal PDL n. 140/2026 debbano essere destinate al potenziamento dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio, che continuano ad operare in condizioni di cronico sottofinanziamento pur rappresentando il principale presidio di protezione, accoglienza e accompagnamento delle donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza».
Alla luce delle risultanze emerse nel corso dell’audizione e del parere negativo espresso dalla Commissione Regionale per le Pari Opportunità, i Centri Antiviolenza del Coordinamento Antigone chiedono alla prossima V° Commissione, che ci sarà oggi, «di valutare con rigore e responsabilità le osservazioni e le motivazioni presentate, confidando nel fermo impegno della stessa a operare secondo coscienza e nel rispetto del quadro normativo vigente, e di proporre formalmente al Consiglio Regionale, in particolare alla consigliera Erika Alessandrini e a tutte le consigliere firmatarie, il ritiro immediato del PDL n. 140/2026».
«Le ragioni di tale richiesta sono oggettive e trovano riscontro sia nel quadro normativo sia nell’esperienza maturata a livello nazionale – prosegue la nota – Chiediamo, altresì, che il Consiglio Regionale, riprenda e porti finalmente a compimento il percorso di revisione organica della Legge Regionale n. 31/2006, avviato e condiviso nel 2025 presso il Comitato per la Legislazione, ma successivamente interrotto senza alcuna concreta attuazione. È quella la sede naturale nella quale affrontare, in maniera sistematica e partecipata, il rafforzamento dell’intera rete regionale di contrasto alla violenza di genere».
«La lotta alla violenza contro le donne non si misura dal numero degli organismi istituiti, ma dalla capacità delle istituzioni di garantire strumenti realmente efficaci, servizi accessibili e risorse adeguate. Ogni euro destinato alla creazione di strutture prive di una concreta utilità operativa è un euro sottratto alla protezione delle donne e dei loro figli. Le donne vittime di violenza non chiedono nuovi uffici né ulteriori livelli burocratici. Chiedono risposte tempestive, percorsi di protezione efficaci, servizi specializzati e risorse certe. È su questi bisogni reali che le istituzioni sono chiamate a misurare la propria capacità di governo. Tutto il resto rischia di tradursi in un intervento simbolico, destinato ad accrescere l’apparato amministrativo senza incidere concretamente sulla tutela dei diritti che si afferma di voler proteggere», conclude il Cooordinamento.
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