31 Agosto 2026 - 09:33:59

di Martina Colabianchi

Brucia ormai da 20 giorni il monte Morrone, dove il rogo ha ripreso vigore lo scorso venerdì dopo giornate in cui sembrava che la situazione stesse volgendo al meglio.

Sul posto, nella giornata di domenica, è arrivato il sostituto procuratore di Sulmona, Edoardo Mariotti, insieme a un collaboratore e ad alcuni carabinieri forestali. Nel sopralluogo è stato accompagnato con i mezzi e i volontari della Protezione Civile. Obiettivo, vederci chiaro sulla gestione dell’emergenza, in particolare sull’utilizzo dei mezzi aerei, soprattutto i Canadair inviati da Roma, costati finora circa 4,6 milioni, ma che alcuni giorni erano presenti in massa e altri in maniera più ridotta, così come durante la giornata. Un dato segnalato con forza sia dalla Protezione Civile regionale e sia da Marsilio.

Inoltre, sotto la lente degli inquirenti c’è anche una presunta mancata bonifica dopo l’incendio del 2017 che distrusse 1.200 ettari di bosco.

Sulla vicenda, nei giorni scorsi il capo della protezione civile abruzzese, Maurizio Scelli, aveva parlato di rinvenimento durante le operazioni di spegnimento di materiale carbonizzato risalente ai roghi del 2017.

Mariotti, secondo quanto si è appreso, ha incrociato per un breve colloquio di cortesia il presidente della regione Abruzzo, Marco Marsilio, che aveva appena terminato il summit nella sede del comune di Roccacasale con tutte le istituzioni in campo e il sindaco, Enrico Pace. Questo per rassicurare la comunità sulle voci di evacuazione.

Intanto, anche dalla politica regionale si chiedono chiarimenti e trasparenza. Per il consigliere regionale, e vicepresidente della Commissione Ambiente Antonio Di Marco, a emergenza conclusa sarà necessario chiarire in modo puntuale la governance della Protezione Civile regionale e la gestione della Regione di interventi e prevenzione. 

«Ringraziamo senza riserve i Vigili del Fuoco, gli operatori di terra e i tantissimi volontari che stanno lottando contro il fuoco con straordinaria dedizione. Ma il coraggio di chi sta sul campo non può e non deve fare da scudo alle gravissime carenze viste in questi giorni – accusa Di Marco – . In questa vicenda abbiamo assistito a troppi errori, a ritardi inaccettabili nel coordinamento e a una superficialità di fondo che dimostra quanto il Piano AIB della Regione Abruzzo continui a mostrare falle strutturali enormi, punti interrogativi su cui con i colleghi di opposizione chiederemo risposte in Consiglio regionale con l’interpellanza presentata proprio a fronte dell’incendio. Quando i roghi riprendono e si estendono per tre settimane di fila, non si può parlare di pura fatalità, ciò che andrà verificato è il peso di difetti di pianificazione, se ce ne sono stati, di tempestività e di gestione dell’allerta».

«Le responsabilità di quanto sta accadendo sono enormi e a pagarne il prezzo più alto al momento sono i nostri Comuni lasciati soli a gestire l’ansia dei cittadini, le comunità soffocate dai fumi da settimane e soprattutto la Maiella, il cui inestimabile patrimonio boschivo è stato letteralmente devastato ed è ancora a rischio. Altro elemento da verificare sono i danni collaterali, a partire dagli effetti degli incessanti fumi che stanno riempiendo il comprensorio peligno colpito e un piano immediato di cui chiederò riscontro all’ARTA per capirne la portata per la qualità dell’aria. Finita la crisi è indispensabile pensare anche al risarcimento e il ripristino ambientale sostenibile, per restituire al territorio ciò che ha perso. Ma soprattutto, dal giorno dopo lo spegnimento dell’ultimo tizzone, pretenderemo un azzeramento e una revisione profonda della governance della Protezione Civile regionale. L’Abruzzo non può più permettersi di veder bruciare le sue montagne», conclude Di Marco.