09 Settembre 2026 - 18:59:11
di Vanni Biordi
Un modello di sviluppo capace di trasformare il patrimonio storico in risorsa economica e sociale per la comunità.
Nella Sala Conferenze di Palazzo Margherita all’Aquila il dibattito intitolato “L’impresa Cultura” mette attorno allo stesso tavolo istituzioni, atenei e aziende.
L’iniziativa si inserisce nel percorso verso L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 e analizza l’impatto degli investimenti artistici sulle attività locali.
Il vicesindaco Raffaele Daniele ha portato il punto di vista dell’amministrazione comunale, mentre il direttore della Fondazione Cesare Pavese Pierluigi Vaccaneo e l’imprenditrice Giulia Cataldi Madonna hanno illustrato le sinergie tra gestione del patrimonio e promozione del territorio.
L’ateneo aquilano ha partecipato con Alfonso Forgione, docente di Archeologia medievale, che ha sottolineato la necessità di superare la sola fruizione turistica per costruire un welfare culturale orientato al benessere dei cittadini.
«L’Università dell’Aquila da tempo è impegnata in questo specifico progetto che ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale per la comunità che vive quel patrimonio culturale – spiega Forgione -, quindi portare avanti dei validi esempi di welfare culturale, che significa far stare bene la popolazione anche attraverso quei processi di valorizzazione della propria storia, del proprio patrimonio architettonico, archeologico, storico, proprio per far capire anche ai cittadini che abbiamo un potenziale enorme, che non serve solo per il turismo ma soprattutto per il benessere cittadino. L’Univaq, appunto, si impegna su questa linea cercando, attraverso indagini archeologiche, storiche e artistiche di valorizzare ulteriormente e il pià possibile questo patrimonio».
Secondo il docente la conoscenza scientifica costituisce la premessa indispensabile per qualunque operazione di valorizzazione.
«Dal nostro punto di vista la ricerca è fondamentale – ha detto ancora il docente -. Una volta conosciuto bene il nostro patrimonio, la nostra sfida principale è raccontarlo in maniera semplice e diretta, quindi non creare troppa distanza tra il mondo della cultura e le persone. Il divario culturale è ancora estremamente ampio, soprattutto in zone interne come la nostra, e quindi è fondamentale cercare di avvicinare il cittadino ai luoghi della cultura».
L’Università dell’Aquila ha acquistato con i fondi del cinque per mille una porzione dell’area archeologica di Amiternum, dove conduce scavi da circa dieci anni. In quel sito l’ateneo ha affiancato alle indagini sul campo la creazione di tour virtuali e ricostruzioni tridimensionali per restituire la storia dell’antica città alla popolazione.
Il lavoro di ricerca si estende ad altri insediamenti del territorio come i castelli di Rocca Calascio, Ocre e Preturo, la necropoli di Fossa e il sito di Furfo a Barisciano. Forgione ribadisce che la sfida principale dell’università consiste nel raccontare i dati scientifici in modo semplice e diretto per ridurre il divario culturale, spiegando che non esiste una valorizzazione efficace senza una profonda conoscenza del bene.
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