16 Settembre 2026 - 09:48:31

di Marianna Galeota

«In provincia dell’Aquila l’anno scolastico 2026/27 inizia con meno 239 alunni/e rispetto al precedente. Un dato numerico che va ad aggiungersi alla costante diminuzione che ha portato negli anni alla chiusura di plessi e all’accorpamento di istituti, soprattutto nelle aree più interne con conseguenti e notevoli riduzioni di organico di docenti e personale ATA. Il dato aquilano che per l’anno scolastico 26/27, non è il peggiore, contribuisce a definire un calo regionale molto significativo che ammonta a 3527 unità in meno».

Lo scrive Miriam Del Biondo, segretaria generale Flc Cgil, nel giorno della prima campanella all’Aquila.

«Sono numeri tristi che testimoniano la combinazione tra il progressivo spopolamento e la denatalità e che ci fanno fortemente temere per il futuro del nostro territorio e per la qualità dell’istruzione pubblica. Anche nelle scuole della provincia dell’Aquila, in questi giorni suona la campanella del primo giorno di scuola che il calendario regionale aveva fissato al 16 settembre e che in molte scuole, in autonomia, è stato anticipato. Molti sono stati gli auguri di buon anno ai ragazzi e alle ragazze, ai bambini e alle bambine che a migliaia tornano in classe in questi giorni».

Per la FLC CGIL dell’Aquila, «l’inizio di un nuovo anno scolastico rappresenta da sempre l’occasione per inquadrare in un panorama ampio lo scenario nel quale ci si avvia a tornare sui banchi, ma anche nel quale si situano campagne di lotta e di rivendicazione sindacale a tutela del lavoro e della scuola democratica. La scuola da anni risente di carenze strutturali che nel tempo ne hanno modificato i lineamenti: i dati sullo spopolamento, quelli sul precariato e sull’edilizia scolastica delineano un sistema sempre più fragile che è anche oggetto di continue incursioni normative che hanno fondamentalmente lo scopo di erodere la scuola pubblica, democratica, inclusiva ed orientata alla formazione di cittadini e cittadine libere, consapevoli, pronte a comprendere le complessità e ad entrare nel mondo del lavoro».

Un’istruzione sempre più affidata al precariato, sottolinea la sindacalista.

«Nella nostra provincia il nuovo anno inizia con ben 1743 precari e precarie tra il personale docente e 313 tra il personale ATA -prosegue – Tra i 1743 docenti precari e precarie che finora hanno ricevuto una nomina dall’Ufficio Scolastico, ben 1371 sono stati nominati su posti di sostegno e questo testimonia un progressivo aumento di fragilità sociale ed educativa che non può non essere oggetto di attenzione politica. I numeri sui posti di sostegno sono destinati ad aumentare poiché sono oggetto di deroghe costanti da parte dell’USR che interviene, durante l’anno scolastico, con decreti di attribuzione di ulteriori posti»

A fronte di questi numeri che testimoniano una necessità importante, anche nella nostra provincia come nel resto del Paese, le immissioni in ruolo, quindi la stabilizzazione dei precari e la copertura di posti autorizzati dal MIM, ha riguardato solo 175 posti, comprensivi di 31 posti di sostegno su tutti i gradi di scuola.

«Sono numeri indicativi di un sistema di reclutamento del personale scolastico assolutamente scollegato dalla realtà e dalle necessità del territorio e che risente di politiche scolastiche fallimentari che hanno favorito la precarietà dell’intero sistema -sottolinea la Del Biondo – Mantenere così alto il precariato, soprattutto sui posti di sostegno, è una chiara volontà politica e dimostra l’attenzione che il governo ha per la disabilità, al netto di azioni discutibili come la possibilità affidata da due anni alle famiglie di stabilire quale docente sia degno di lavorare con continuità, pur spesso senza averne titolo».

«La FLC CGIL non smetterà di chiedere almeno che siano strutturati e stabilizzati i posti di sostegno che ogni anno vengono dati in deroga. Questo sì che permetterebbe di garantire la continuità e di ridare dignità e forza all’inclusione. Sono quasi cinquant’anni che, con la Legge 517 del 1977, in Italia si è scelta l’inclusione scolastica. La precarietà sul sostegno e l’attuale sistema di inclusione meritano una riflessione importante anche per contrastare forze politiche che propongono un ritorno al passato che non vogliamo e non possiamo permetterci».

In tema di edilizia scolastica, il sindacato registra «risultati a macchia di leopardo, poiché non vi è omogeneità nelle possibilità, nel grado di attenzione e nelle risorse degli enti locali che ne sono competenti.   Quindi, se in alcuni comuni che possiamo definire virtuosi, come Avezzano,  si riconsegnano alla cittadinanza edifici scolastici innovativi, belli e sicuri; in altri permangono difficoltà anche solo ad immaginare un piano dell’edilizia scolastica che resta fatiscente ed arretrata, come a Sulmona. Gli edifici di competenza della Provincia, invece, sono spesso oggetto di interventi spot che risolvono questo o quel problema ma lasciano molti dubbi sia relativamente alla capacità di immaginare un’edilizia scolastica diffusa didatticamente adeguata ai tempi, sia in termini di sicurezza, poiché come è ormai noto, spesso questi edifici non hanno parametri adeguati di vulnerabilità sismica».

Un pensiero a parte merita l’edilizia scolastica nel Comune dell’Aquila che, «come è ben noto, da oltre 17 anni fa ancora fatica a vedere un piano coerente di ricostruzione e dove, ben oltre tre generazioni di alunni ed alunne non hanno conosciuto scuole vere. Abbiamo appreso favorevolmente della riconsegna di quattro prestigiosi edifici scolastici nel nostro comune capoluogo, ma riteniamo ci sia poco da esultare poiché tale riconsegna è un atto dovuto che arriva con notevole ritardo e che non risolve la mancanza di visione diffusa e globale».

«Inoltre, al termine di una estate insolitamente calda, registriamo che le nostre scuole non sono dotate di impianti di raffreddamento e, poiché si ritiene che il fenomeno emergenziale del surriscaldamento stia diventando strutturale e non sia più oggetto di crisi passeggera, riteniamo che debba essere diffusamente affrontato con risorse ben superiori a quelle previste dal Ministro Valditara con le quali forse, a conti fatti, si può acquistare un ventilatore -concluso – E’ dunque una campanella in sordina quella che suona per i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze della provincia dell’Aquila che si apprestano ad un nuovo anno scolastico nella precarietà, nell’incertezza e in edifici roventi non sempre belli e non sempre sicuri. La FLC CGIL della provincia dell’Aquila augura comunque un buon anno scolastico all’insieme dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola. Rappresentano la vera forza su cui si può sempre contare, nonostante i salari più poveri della pubblica amministrazione e più bassi della media europea».