30 Settembre 2026 - 11:50:36

di Marianna Galeota

«Con un’Interrogazione al sindaco dell’Aquila avevamo chiesto chiarezza sul progetto di costituzione di un Fondo Immobiliare INVIMIT, che dovrebbe coinvolgere, in una prima fase, circa 1.600 appartamenti del Progetto CASE. Si tratta di un progetto che incide sulla gestione, sulla valorizzazione e sulla futura destinazione di una parte importante del patrimonio immobiliare comunale. Per questo riteniamo che le sue linee guida – obiettivi, tempi, costi e benefici per la Città – sarebbero dovute essere discusse in Consiglio comunale, sede propria per le scelte strategiche dell’Ente e per gli atti di sua competenza previsti dall’art. 42 del TUEL. Questo, però, non è mai avvenuto».

Lo scrivono in una nota i consiglieri comunali Gianni Padovani ed Enrico Verini che chiedono che il progetto venga portato in Consiglio comunale, coinvolgendo anche il terzo settore, le associazioni locali dei costruttori, i sindacati e le altre realtà sociali ed economiche

«La risposta dell’amministrazione comunale alla nostra Interrogazione è, di fatto, una non-risposta – aggiungono i consiglieri – tre pagine di dichiarazioni generiche e rassicurazioni che non chiariscono i punti fondamentali che avevamo sollevato, a partire dal futuro del Progetto CASE e dei suoi residenti. La risposta conferma inoltre che il sindaco sta portando avanti da tempo interlocuzioni riservate con Invimit e lascia intendere che il Consiglio comunale sarà coinvolto solo nella fase finale del processo, quando la maggioranza sarà chiamata ad approvare un progetto preconfezionato di cessione di 1600 appartamenti del Progetto CASE al fondo speculativo. È significativo che la stessa Invimit sia stata molto più chiara. In un suo comunicato, infatti, la società spiega che il piano prevede il conferimento degli appartamenti in un fondo gestito da Invimit, con il Comune che parteciperebbe all’iniziativa ricevendo quote del fondo. L’obiettivo sarebbe quello di reperire capitali per la riqualificazione degli edifici, destinando gli immobili a housing accessibile, canoni calmierati e student housing. Queste dichiarazioni fanno pensare che il progetto sia molto più avanti di quanto il Comune lasci intendere».

Restano quindi, per i consiglieri, molte domande senza risposta: «Che natura avrà realmente il fondo? Quali saranno i costi e i benefici per il Comune? Quali saranno le condizioni dell’operazione? Quale sarà il futuro degli appartamenti? E, soprattutto, cosa succederà ai residenti del Progetto CASE i cui contratti scadranno nel 2027? Su questi aspetti la risposta dell’amministrazione non dice praticamente nulla. C’è poi un’altra questione che riteniamo fondamentale. Gli appartamenti del Progetto Case sono stati realizzati con risorse pubbliche, cioè con i soldi dei cittadini. Il loro conferimento in un fondo immobiliare comporterebbe una diversa modalità di gestione del patrimonio, con una logica finanziaria e di redditività che deve essere spiegata con chiarezza alla città».

Invimit parla inoltre di «housing sociale e student housing».

«Se una parte consistente degli appartamenti venisse destinata a queste finalità, una quota importante dei canoni di locazione verrebbe gestita dal fondo e quindi potrebbe non rimanere direttamente nell’economia locale. Questo potrebbe avere conseguenze anche sul mercato degli affitti e sulle famiglie aquilane che hanno investito nella seconda casa e che oggi ricavano un reddito dalla sua locazione a studenti o famiglie – affermano – Sono quindi in gioco questioni che riguardano il patrimonio pubblico, l’urbanistica, gli affitti e il futuro di migliaia di cittadini. Per questo chiediamo che il progetto venga discusso apertamente in Consiglio comunale, senza aspettare che tutte le decisioni siano già state prese. L’Amministrazione, nonostante la nostra Interrogazione, non ha fornito le informazioni richieste. Per questo siamo costretti a presentare un accesso agli atti per conoscere tutta la documentazione, la corrispondenza e gli eventuali accordi già intercorsi tra il Comune e Invimit. Non siamo contrari alla valorizzazione del Progetto CASE. Siamo contrari, però, a una scelta di questa portata fatta senza trasparenza e senza un confronto pubblico».

Secondo Verini e Padovani, «esistono già strumenti urbanistici che possono consentire di valorizzare il Progetto CASE senza creare nuovi costi per il Comune e senza necessariamente affidare questo patrimonio a un fondo immobiliare. Chiediamo quindi che il progetto venga portato in Consiglio comunale e discusso pubblicamente, coinvolgendo anche il terzo settore, le associazioni locali dei costruttori, i sindacati e le altre realtà sociali ed economiche della città. Il patrimonio del Progetto CASE è un patrimonio della comunità aquilana. La sua valorizzazione deve quindi avvenire nell’interesse della Città e dei suoi cittadini, con la massima trasparenza e attraverso un confronto pubblico sulle alternative possibili. Come nel caso dell’ex Zecca, sul quale torneremo presto, non vorremmo che dietro la retorica della “valorizzazione” si nascondessero costi sociali per la comunità e benefici economici per pochi».