03 Ottobre 2026 - 08:50:11

di Alfonso De Amicis

Prix Italia lo storico concorso internazionale organizzato dalla RAI volge al termine tra una sorta di autocelebrazione e una ignoranza crassa circa la situazione interna che poi è il riflesso di un rivolgimento internazionale che è di lunga lena.

Mentre leggo e osservo le diverse vicende nei suoi due piani inclinati mi è venuta in mente una vecchia canzone di Adriano Celentano Mondo in Mi Sette. Una canzone con un testo di spessore che così recita “Prendo il giornale e leggo che di giusti al mondo non ce n’è…Leggo che sulla terra sempre c’è una guerra. Ma però per fortuna stiamo arrivando sulla luna mentre qui c’è la fame c’è la fame”.

È questa la drammaticità di una fase storica complicata e carica di rischi. Di fronte a questo scenario qualcuno si aspetterebbe un approccio ragionato e prudente circa la complessità mondiale. Le classi dirigenti europee così come quelle locali dovrebbero rispondere a questa esigenza e mostrarsi all’altezza di una configurazione storica d’Epoca. Viene da dire ma quando mai! Sono come quei soldati che odiavano nei giardini della Parigi occupata e al comparire dei tank tedeschi esclamarono “forse la Storia ci ha ingannati?” Mentre si festeggia, ci si trastulla arrivavano notizie, arriva la realtà di un mondo che viaggia per conto suo fuori da un paese, in preda a una schizofrenia interpretativa.

Ci sono siti piccole testate giornalistiche che si interrogano, interrogano su ciò che è avvenuto sulle prospettive da qui a qualche lustro. La realtà concreta, quella con la testa dura è che tra pochi anni la Cina sarà saldamente la prima economia nel mondo. In seconda posizione si posizionerà l’India. Gli Stati Uniti saranno terzi. Dopodiché segue un elenco che a noi vecchi europei può apparire surreale, con
l’Indonesia, la Nigeria, il Brasile come attori mondiali di un economia in grande trasformazione. Per trovare un Paese europeo devi voltare pagina. Devi dotarti di un “cerca fase”. In questo senso appare fuori dal tempo storico la posizione statunitense di fermare una tendenza storica che poggia su basi materiali e di progresso dove Cosmotecnica e riscatto di Civiltà vanno di pari passo.

Quel che più preoccupa e l’irrilevanza dell’Europa. Le sue elite continuano imperterrite a fomentare un clima aggressivo e guerrafondaio e ad essere completamente subalterni al tentativo americano di mantenere uno status quo dove la finanza e i dollaro devono risultare centrali negli scambi commerciali e negli equilibri di pagamento e dove la City di New York deve mantenere la sua centralità. Un’ Europa che dovrebbe avere una propria politica economica, una propria politica estera. Ciò presupporrebbe rompere con i trattati ritornare a quello spirito della CEE che conteneva elementi da tutti i punti di vista era molto più progressiva ed equa di quel mostro di austerità che oggi è sotto i nostri occhi. Per andare in questa direzione bisogna subito trovare un’intesa con la Federazione Russa su una pace che riconosca le giuste esigenze di sicurezza di quell’enorme Paese-Continente.

Avere energia diversificata e a basso costo, avviarsi a una transizione energetica imparando molto dal modello cinese. Ridare Sovranità democratica al nostro Paese rimettendo al centro un processo democratico che azzeri l’esistente con una legge elettorale proporzionale pura. Molta della classe politica attuale dovrebbe farsi da parte. Anche il dibattito locale sulle scelte del candidato sindaco del cosiddetto campo largo da la misura della nullità politica.