09 Ottobre 2026 - 13:02:01

di Martina Colabianchi

Nel 2024 il 12,6% degli abruzzesi, quasi 160mila persone, ha rinunciato a visite o esami. La media nazionale è del 9,9% e l’Abruzzo risulta secondo in Italia, dopo la Sardegna, per quota di cittadini che rinunciano alle prestazioni sanitarie. In un solo anno, in regione si contano oltre 43mila persone in più.

È l’allarmante dato emerso dall’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE, tra le più autorevoli realtà indipendenti di analisi e monitoraggio del Servizio sanitario nazionale.

Nel 2018, le quattro Asl abruzzesi registravano perdite complessive per circa 20,8 milioni di euro, con un avanzo dopo le coperture della Gestione sanitaria accentrata (GSA).

La Regione Abruzzo presenta infatti a consuntivo 2018 un avanzo di 0,088 milioni di euro, considerando le risorse della GSA. Al quarto trimestre 2024 il disavanzo è arrivato a 180,7 milioni: quasi 160 milioni in più.

«Per il 2025, il complesso delle Asl registra invece un disavanzo di 74.514.276 euro, in diminuzione rispetto al 2024, anche se il dato delle aziende sanitarie resta pesante – analizzano Daniele Marinelli, segretario regionale del Partito Democratico e Silvio Paolucci, capogruppo Pd in Consiglio regionale -. A fronte di questo squilibrio, per il 2024 sono stati stimati circa 42,5 milioni di maggiore gettito dall’addizionale regionale IRPEF, nell’ambito di una manovra fiscale sanitaria superiore a 113 milioni di euro. Significa che, mentre la Regione non riesce a riportare stabilmente in equilibrio il sistema, una parte del conto continua a ricadere sulle tasche degli abruzzesi. Il finanziamento nazionale del Servizio sanitario è certamente un problema: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del PIL, contro una media del 7,1% nei Paesi europei dell’area OCSE. Ma la carenza di risorse nazionali non può diventare l’alibi per coprire le responsabilità regionali. Governare significa anche organizzare meglio i servizi, programmare il personale, ridurre gli sprechi e garantire ai cittadini risposte adeguate».

Anche la mobilità sanitaria conferma le difficoltà. Il saldo negativo è passato dai 71,2 milioni del 2018 a oltre 104 milioni nel 2024, con un peggioramento del 46,1%. Tradotto: l’Abruzzo conferma un saldo fortemente negativo (oltre 100 milioni di euro), evidenziando la persistente necessità di molti residenti di spostarsi fuori regione per ottenere trattamenti o interventi ad alta complessità.

E sulle liste d’attesa «i recuperi documentati a fine 2023 erano ancora insufficienti – proseguono Marinelli e Paolucci -: appena il 28% dei ricoveri chirurgici arretrati del 2020-2021 e il 29% della specialistica dello stesso periodo. Per gli screening del 2022, il recupero si fermava al 21% per il primo livello e al 27% per il secondo. Per alcuni interventi, come quelli alla prostata, il rispetto dei tempi arrivava appena al 28%. La Regione dica quanti cittadini sono ancora in attesa e con quali tempi potranno ottenere le prestazioni».

Quanto al tema della capacità produttiva degli ospedali «i dati sulle dimissioni mostrano che nei presidi considerati si è passati da 158.631 dimissioni nel 2018 a 135.482 nel 2025: 23.149 in meno, pari a una riduzione del 14,59%. A Ortona il calo sfiora il 40%, a Castel di Sangro raggiunge il 39%, a Sulmona quasi il 30%, ad Avezzano supera il 23% e a Lanciano il 22%. La riduzione dei ricoveri non dimostra, da sola, un peggioramento dell’assistenza, ma pone una domanda inevitabile: dove è stata trasferita questa attività e come vengono presi in carico oggi i pazienti? La Giunta deve fornire dati e spiegazioni, non lasciare interrogativi aperti».

Sui livelli essenziali di assistenza, invece, buone notizie. L’Abruzzo rientra tra le Regioni adempienti su tutte e tre le aree (Prevenzione, Distrettuale e Ospedaliera), pur permanendo in una posizione intermedia/medio-bassa della classifica nazionale (13° posto) e presentando punteggi risicati o criticità (nella fascia di valutazione tra 60 e 69 punti) in alcune macro-aree assistenziali (prevenzione, assistenza distrettuale/territoriale o ospedaliera).

Infatti, per Marinelli e Paolucci questo «non è un risultato che cancella il terreno perso. Dopo l’uscita dal commissariamento nel 2016, a distanza di dieci anni l’Abruzzo è ancora in Piano di rientro. Non solo non si è avuto il coraggio di chiedere l’uscita dal Piano, ma oggi, alla luce dei disavanzi, torna persino lo spettro di un nuovo commissariamento. Se ci troviamo nuovamente davanti a disavanzi pesanti, pressione fiscale, mobilità passiva e rinuncia alle cure, è evidente che il risanamento non può considerarsi compiuto. La stessa analisi di GIMBE sui Piani di rientro richiama la necessità di affiancare al controllo dei conti una reale riorganizzazione dell’assistenza».

Il Pd punta l’attenzione anche sulle scelte organizzative e sulle risorse investite. «Il PNRR rappresenta un’occasione decisiva per costruire una sanità territoriale più vicina alle persone. Ma non bastano gli edifici: Case e Ospedali di Comunità devono funzionare con personale adeguato, orari certi, continuità assistenziale e reale presa in carico. I dati richiamati sulla rimodulazione dei finanziamenti e sui definanziamenti, che secondo le informazioni disponibili supererebbero i 13,6 milioni di euro, richiedono un chiarimento puntuale. La Regione renda noto quali strutture siano effettivamente operative, con quali professionisti e per quante ore al giorno. Una struttura realizzata o rendicontata non equivale automaticamente a un servizio pienamente funzionante. Anche la rete ospedaliera resta una questione aperta: l’individuazione dei due DEA di secondo livello è stata rinviata a un termine di 36 mesi dal documento tecnico. Una decisione strategica per l’emergenza-urgenza e l’alta complessità non può essere sostituita da ulteriori rinvii, come Marsilio fa con tutte quante le questioni apicali dell’Abruzzo, lo abbiamo visto ieri all’ultimo Consiglio regionale. Quale modello ospedaliero si intende realizzare? Come saranno distribuite le specialità sui territori e con quali tempi?».

Per quanto riguarda il dato sulla fornitura di personale, «secondo i numeri riportati negli appunti relativi al rapporto, i contratti passano da 3,81 milioni di euro nel 2024 a 74,93 milioni nel 2025: oltre 71 milioni in più in un solo anno, con l’Abruzzo al terzo posto in Italia per valore assoluto. È una cifra che richiede trasparenza. Vogliamo sapere quali ASL abbiano sottoscritto questi contratti, per quali professionalità, con quali operatori e a quali costi. La carenza di personale è un problema reale, ma proprio per questo le scelte devono essere motivate, verificabili e sostenibili».

«Dopo otto anni – concludono – la destra deve spiegare perché il disavanzo sanitario resta così pesante, perché tanti cittadini continuano a curarsi fuori regione o rinunciano alle prestazioni, perché i recuperi sulle liste d’attesa restano incompleti e perché una spesa così rilevante per il personale non è accompagnata da risultati chiaramente leggibili per i cittadini».