09 Ottobre 2026 - 19:01:25
di Vanni Biordi
L’Abruzzo ha chiuso il 2025 con 8,7 milioni di presenze turistiche, un milione e mezzo in più dell’anno prima. Gli arrivi sono 2,2 milioni, in crescita del 22,3% secondo il Cresa.
Teramo ne ha il numero più alto, 684,7 mila. Chieti segna l’aumento maggiore delle presenze (+32,9%), poi L’Aquila (+23,7%), Teramo (+18,5%) e Pescara (+15,6%). Il 2026 conferma la direzione: da gennaio a giugno gli arrivi salgono del 7,2% e le presenze del 7,7%, contro il 4,4% e il 4,9% della media italiana. A luglio il vantaggio resta, con +6,7% di presenze contro il +4,4% nazionale. Il quadro ha lati buoni. Gli stranieri crescono del 38% (89,6 mila arrivi in più) e la Germania da sola vale il 19% delle loro presenze. I comuni montani aumentano le presenze di oltre il 30% (tra gli ospiti esteri il 56%) e per l’Appennino è un reddito che prima mancava.
Quest’anno la spinta viene soprattutto dai piccoli comuni. I lati deboli sono altrettanto concreti. La permanenza media scende da 4 a 3,9 notti: si viene più spesso, si resta meno, e un fine settimana rende meno di una vacanza lunga.
A Pescara gli arrivi aumentano del 26% e le presenze del 15,6%, segno di soggiorni più brevi. Più visitatori in paesi di poche centinaia di abitanti chiedono acqua, rifiuti raccolti, strade sgombre d’inverno e medici, servizi che i municipi pagano con bilanci ridotti. Qui entra la politica: Regione e sindaci scelgono se puntare sulle mete già forti o su quelle che crescono adesso.
Dobbiamo immaginare due strade. Se la crescita scende alla media nazionale, l’Abruzzo resta con una base più alta da difendere con collegamenti e posti letto. Se resta sopra il 6%, affitti e servizi nei borghi diventano il problema principale degli amministratori. Sono ipotesi, ma i dati dicono soltanto che due anni di seguito vanno nella stessa direzione. Dei 1,5 milioni di presenze in più, 1,1 milioni sono italiani e 411,7 mila stranieri. Il Cresa precisa che il turismo abruzzese resta in gran parte alimentato da italiani.
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