29 Ottobre 2026 - 12:08:02

di Tommaso Cotellessa

La Basilica di Santa Maria di Collemaggio è da secoli uno dei monumenti più simbolici dell’Aquila: tempio del perdono, scrigno del messaggio celestiniano e luogo di riposo di Celestino V, il pontefice che scelse proprio il capoluogo abruzzese per la sua incoronazione.

Questa mattina, il cuore della spiritualità e dell’identità aquilana è stato protagonista di una cerimonia dedicata alla memoria e alla valorizzazione del patrimonio culturale, con lo sguardo rivolto al futuro. L’occasione è stata la scopertura della targa commemorativa dell’European Heritage Award / Europa Nostra Award 2020, assegnato al progetto di restauro della Basilica, accompagnata dalla presentazione dell’intervento conservativo sulla statua lignea del Santo Francescano.

Da simbolo della fragilità del patrimonio monumentale, ferito dal sisma del 2009, a modello europeo di conservazione e rinascita, Collemaggio aggiunge così un nuovo tassello al percorso che ne ha accompagnato il recupero e la restituzione alla città. La targa rende permanente la memoria di uno dei più importanti riconoscimenti europei nel settore della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale.

Il restauro della Basilica, dalla progettazione alla direzione dei lavori, è stato gestito e coordinato dalla Soprintendenza per L’Aquila e il cratere, con il coinvolgimento dei suoi funzionari. L’intervento è stato realizzato sulla base di un accordo di collaborazione istituzionale che ha previsto il sostegno economico di Eni S.p.A. e il supporto tecnico-scientifico di un gruppo di esperti universitari della Sapienza Università di Roma, del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Aquila.

Il progetto, premiato nel 2020 con l’European Heritage Award / Europa Nostra Award, ha ottenuto anche il Grand Prix nella categoria Conservation & Adaptive Reuse, il massimo riconoscimento assegnato tra i progetti europei premiati. Il premio era accompagnato da un contributo di 10mila euro, destinato alla Soprintendenza, che ne aveva indirizzato l’utilizzo al restauro di un’opera d’arte della Basilica. Le risorse sono state quindi impiegate per il recupero della statua lignea del Santo Francescano, presentata oggi alla cittadinanza e agli studiosi al termine dell’intervento conservativo.

La scultura, pregevole esempio di arte lignea abruzzese del Cinquecento, è stata sottoposta a un intervento che ha previsto il completamento delle stuccature e la reintegrazione pittorica, nel rispetto dei principi del minimo intervento e della riconoscibilità delle parti restaurate.

Il lavoro ha permesso anche di migliorare le modalità di esposizione dell’opera all’interno della Basilica, attraverso la realizzazione di un’apposita struttura di supporto interna. Questa consente di sostenere la scultura e di sollevarla dal piano della nicchia, compensando la mancanza dei piedi, scomparsi da tempo, e garantendo una maggiore stabilità.

La targa commemorativa rappresenta dunque la testimonianza di un intervento che ha restituito valore a uno dei monumenti più rappresentativi della storia religiosa, artistica e civile dell’Aquila. Una ferita profonda, quella provocata dal terremoto del 2009, trasformata in un’esperienza di recupero e conservazione riconosciuta a livello europeo.

Alla cerimonia hanno partecipato Massimo Sericola, soprintendente ABAP per le province dell’Aquila e Teramo; Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila; monsignor Stefano De Paulis, rettore della Basilica di Collemaggio; Alessandra Vittorini, già soprintendente ABAP per L’Aquila e i Comuni del Cratere; Stefania Pignatelli Gladstone, componente del Consiglio direttivo di Europa Nostra; e Antonio David Fiore, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza ABAP per L’Aquila e Teramo, che ha ricoperto il ruolo di responsabile unico del progetto e progettista dell’intervento sulla statua.

Nel quadro delle iniziative legate a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, la cerimonia si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio cittadino e territoriale. Un impegno che coinvolge gli istituti del Ministero della Cultura nella tutela dei beni storici e artistici, con l’obiettivo di restituire non soltanto l’integrità materiale dei monumenti, ma anche la loro funzione e il loro valore simbolico per la comunità.