20 Gennaio 2026 - 17:20:15
di Martina Colabianchi
Fermare le importazioni sleali di cibi che non rispettano gli standard europei e mettono a rischio la salute dei cittadini e il reddito degli agricoltori. Le stesse regole che seguono le imprese agricole in Europa devono essere rispettate da chi vuole vendere da noi, da qualunque Paese voglia esportare qui. E servono più controlli, perché ora solo il 3% delle merci viene fisicamente verificato nei porti e alle frontiere.
Questa la posizione di Coldiretti, presente oggi a Strasburgo in corteo fino al Parlamento Europeo con oltre mille soci agricoltori – tra cui una nutrita delegazione di giovani abruzzesi – guidati dal presidente Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, al fianco degli agricoltori francesi della Fnsea.
«Siamo a Strasburgo dove essere andati anche a Bruxelles – dice la delegata regionale di Coldiretti Giovani Impresa Abruzzo, Carla Di Michele, a capo di una folta rappresentanza di giovani under 33 provenienti dall’Abruzzo tra cui i delegati provinciali Leonardo Rocchetti, Miriana Coccia, Cristiana Lauriola e Guido Di Primio – e vogliamo far sentire la nostra voce e la nostra posizione. Siamo giovani agricoltori e abbiamo investito per un futuro che nessuno deve toglierci. La deriva autocratica e ideologica imposta da Ursula Von der Leyen sta uccidendo l’agricoltura europea e mettendo a rischio la sovranità alimentare del continente».
Per Coldiretti la Commissione ha il dovere di difendere le produzioni europee, i cittadini consumatori e la sicurezza del cibo, garantendo subito reciprocità, controlli e trasparenza nel commercio internazionale. Nel caso non lo facesse, dovrebbe lasciare il suo incarico.
Coldiretti chiede inoltre trasparenza totale con origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti e abolizione dell’inganno del codice doganale dell’ultima trasformazione. Emblema della «follie» delle politiche della Commissione sarebbe il negoziato sul Mercosur, «accordo costruito per importare prodotti senza reciprocità e senza controlli sanitari e ambientali, aprendo la strada ad altri trattati ancora più pericolosi per l’agricoltura e il cibo europeo Per queste ragioni la mobilitazione di Coldiretti proseguirà senza sosta, finché la Commissione non abbandonerà la linea suicida che ha imposto e non ripristinerà un quadro politico e commerciale capace di difendere agricoltura, cittadini e sovranità alimentare europea».
«La mobilitazione degli agricoltori in Italia e in Europa richiama l’attenzione delle istituzioni su un tema che non può essere affrontato con superficialità: l’accordo tra Unione europea e Mercosur solleva interrogativi concreti sul futuro del settore agricolo», hanno dichiarato i consiglieri regionali Carla Mannetti e Gianpaolo Lugini, esprimendo sostegno agli agricoltori e invitando a una riflessione responsabile sugli effetti dell’accordo.
«A livello nazionale – spiegano Mannetti e Lugini – è necessario valutare con attenzione l’impatto dell’accordo Mercosur su un comparto che già oggi opera in un contesto complesso, segnato da costi elevati, regole stringenti e forti pressioni competitive. Gli agricoltori chiedono equità e il rispetto del principio di reciprocità: le stesse regole devono valere per tutti».
I consiglieri sottolineano come questa riflessione riguardi anche i territori: «Per una regione come l’Abruzzo, dove l’agricoltura è parte integrante dell’economia, del paesaggio e della coesione sociale, è doveroso interrogarsi sulle possibili conseguenze di politiche commerciali che rischiano di penalizzare le produzioni di qualità e le piccole e medie imprese».
«Non si tratta di chiusura – proseguono – ma di equilibrio. La tutela della sicurezza alimentare, dell’ambiente e del lavoro agricolo deve restare un punto fermo delle scelte europee e nazionali».
«Come consiglieri regionali – concludono Mannetti e Lugini – riteniamo fondamentale mantenere alta l’attenzione su questo tema, sostenendo una riflessione condivisa che tenga insieme apertura dei mercati, tutela delle imprese agricole e valorizzazione dei territori, a partire dall’Abruzzo».
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