26 Gennaio 2026 - 09:24:41
di Tommaso Cotellessa
«La Zes Unica rappresenta uno dei passaggi più rilevanti nella recente storia delle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno. Proprio per questo, ogni ipotesi di modifica, estensione o rimodulazione dello strumento deve essere affrontata con grande cautela, evitando semplificazioni e letture ideologiche che rischierebbero di compromettere risultati già avviati e aspettative consolidate».
È quanto afferma il segretario generale della UIL Abruzzo, Michele Lombardo, intervenendo nel dibattito sugli scenari futuri della Zona economica speciale.
In Abruzzo sono attualmente 52 le autorizzazioni di progetti legati alla Zes Unica: 16 rilasciate nel 2024 e 36 nel 2025. Un dato significativo riguarda la tipologia degli interventi: 28 sono ampliamenti di attività esistenti, contro 18 nuovi insediamenti e 6 progetti di altra natura. Un andamento che, secondo la UIL, conferma come lo strumento venga percepito soprattutto come un volano per l’estensione e il rafforzamento di siti produttivi già operativi.
«I primi risultati indicano che la Zes Unica, nata dall’esigenza di unificare le precedenti Zes regionali in un’unica cornice nazionale per superare la frammentazione amministrativa, sta funzionando – spiega Lombardo – in particolare sul piano della semplificazione delle procedure e dell’attrazione degli investimenti».
Pur riconoscendo che l’intero Paese abbia bisogno di regole certe, tempi rapidi e un contesto favorevole agli investimenti, la UIL ribadisce con forza che la Zes Unica non deve tradursi in un’omologazione delle politiche economiche tale da penalizzare i territori che partono da condizioni strutturalmente più deboli. «La Zes non nasce come strumento di concorrenza fiscale fine a sé stessa – sottolinea Lombardo – ma come misura compensativa, pensata per colmare divari che il mercato da solo non è riuscito a ridurre».
Infrastrutture carenti, fragilità del tessuto produttivo, minore accesso al credito e inefficienze amministrative hanno storicamente penalizzato il Mezzogiorno. La Zes Unica interviene su questi nodi attraverso un mix di incentivi fiscali e semplificazioni procedurali, creando un contesto più favorevole allo sviluppo.
Un altro elemento evidenziato dal sindacato riguarda il doppio binario di utilizzo dello strumento: da un lato l’interesse crescente di grandi gruppi industriali e logistici, attratti dagli incentivi e dalla posizione strategica sul Mediterraneo; dall’altro un coinvolgimento sempre più consistente delle piccole e medie imprese locali, che vedono nella Zes Unica un’opportunità per investire, modernizzare gli impianti e rafforzare la propria competitività. «Questo è un punto centrale – aggiunge Lombardo – la Zes non deve generare uno sviluppo occasionale, ma contribuire al rafforzamento del tessuto produttivo locale e a un’occupazione stabile e di qualità».
Nel dibattito attuale emerge anche l’ipotesi di spostare l’asse della Zes dalla leva fiscale a quella amministrativa. Un orientamento che, secondo la UIL, presenta aspetti condivisibili – come la riduzione dei tempi autorizzativi e la digitalizzazione dei processi – ma che richiede un’attenta valutazione degli effetti sui territori. «Senza adeguate politiche di supporto e senza il rafforzamento delle capacità amministrative locali – avverte Lombardo – il rischio è quello di accentuare le disuguaglianze invece di ridurle».
«La Zes Unica è una scelta strategica di politica economica e territoriale – conclude il segretario generale della UIL Abruzzo – ed è legittimo interrogarsi sul suo futuro. Ma ogni eventuale modifica deve essere affrontata con equilibrio, preservandone l’efficacia. Per la UIL la priorità resta la centralità del Mezzogiorno, una governance solida dello strumento, la sua stabilità nel tempo e l’integrazione in una strategia di sviluppo di lungo periodo».
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