15 Febbraio 2026 - 10:44:50

di Vanni Biordi

C’è un silenzio, negli ospedali, che non è assenza di rumore, ma attesa del dolore o della guarigione. Quel silenzio, tra le mura del San Salvatore dell’Aquila, è stato interrotto non da una sirena di ambulanza, ma dalla grazia composta delle note di Antonio Vivaldi. Con il debutto di “Recovery Sound Art“, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese (ISA), in sinergia con il Conservatorio “Alfredo Casella”, ha ufficialmente trasformato la corsia in un palcoscenico di dignità umana. Non si tratta di un semplice intrattenimento, ma di un atto politico e sociale, il riconoscimento della bellezza come diritto universale e parte integrante del protocollo terapeutico. L’iniziativa, che si snoderà attraverso gli ospedali e le Residenze Sanitarie Assistite (RSA) del cratere sismico, si inserisce nel solco delle celebrazioni per L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026.

Sotto la bacchetta e la guida del maestro Ettore Pellegrino, l’orchestra non si limita a “eseguire”, ma abita i luoghi della sofferenza, offrendo quella che i promotori definiscono un vero e proprio «pronto soccorso culturale». L’architettura del progetto è ambiziosa e interdisciplinare. Il programma, che proseguirà fino a maggio spaziando dal classicismo di Mozart alle tensioni emotive di Piazzolla, non si esaurisce nella performance. «Vogliamo che la musica non sia un evento isolato, ma una presenza strutturale nel percorso di cura», spiegano dall’Istituzione Sinfonica Abruzzese.

Il calendario prevede infatti sessioni di musicoterapia e momenti di confronto denominati “Question Time”, studiati per coinvolgere attivamente sia i degenti che il personale sanitario, spesso sottoposto a carichi di stress logoranti. Il coinvolgimento del Conservatorio “Alfredo Casella” garantisce un rigore accademico che eleva l’operazione oltre il volontariato. È una semina culturale che mira a curare lo spirito per supportare il corpo. La musica diventa così un farmaco immateriale, capace di abbassare le soglie d’ansia e restituire una dimensione di normalità e speranza a chi vive la sospensione del tempo della malattia. In una terra che ha fatto della ricostruzione la sua identità, “Recovery Sound Art” rappresenta la ricostruzione dell’anima.

Il progetto dell’ISA ambisce a diventare un modello nazionale: dimostrare che l’investimento in cultura ha ricadute dirette sul benessere pubblico e sulla sanità. Se la medicina cura la patologia, l’arte si prende cura della persona.

Nelle corsie aquilane, mentre l’eco dei violini suona tra i corridoi bianchi, resta la consapevolezza che il bene comune passi anche per un archetto che vibra su una corda. L’Aquila 2026 non è più solo un traguardo amministrativo, ma un orizzonte in cui la cultura si fa carico delle fragilità, dimostrando che, qualche volta, una sinfonia può essere incisiva quanto un bisturi.