03 Marzo 2025 - 10:17:04
di Martina Colabianchi
Il 3 marzo 1975 nasceva a L’Aquila il primo consultorio cittadino, ben 50 anni fa. Sulla scia delle lotte che l’Aied nazionale conduceva in Italia già da 22 anni prima, anche L’Aquila finalmente vedeva nascere la sua Sezione, che ripercorre ora in una nota la sua storia che si intreccia, inevitabilmente, con quella delle lotte per i diritti delle donne.
Solo nel 1970, in Italia, era arrivato il divorzio. E solo fino a 4 anni prima della nascita dell’Aied L’Aquila, la contraccezione era ancora reato in Italia. Proprio grazie alle lotte dell’Aied nazionale, il 10 marzo 1971 una sentenza storica della Corte Costituzionale abrogava l’art. 553 del Codice Penale, di retaggio fascista, che vietava e puniva con un anno di carcere “la propaganda dei mezzi contraccettivi”. La parte rimanente di quel Titolo X del Codice Rocco “Reati contro l’integrità e la sanità della stirpe” veniva abrogata solo nel 1978, con l’approvazione della Legge 194 sull’aborto.
Il 1975 fu l’anno della promulgazione della Legge sui Consultori e fu anche l’anno in cui la Riforma del Diritto di famiglia siglava il passaggio dalla “patria potestà” alla “potestà genitoriale”, equiparando in doveri e dignità le figure del padre e della madre.
Ancora a lungo, però, i contraccettivi furono registrati sotto mentite spoglie: la pillola come regolatore del ciclo mestruale, gli spermicidi come antisettici per l’igiene intima della donna, e questo perché vecchie norme per la registrazione dei farmaci impedivano la registrazione di presidi medico-chirurgici con indicazioni anticoncezionali. Nel 1976 l’Aied avviò una solitaria azione di denuncia legale e politica nei confronti dell’allora Ministro della Sanità per inosservanza della Legge 405/1975 istitutiva dei consultori familiari che da una parte, per legge, dovevano fornire assistenza contraccettiva e dall’altro, sempre per legge, non potevano farlo. Solo a seguito della mobilitazione AIED, nell’ottobre 1976, il Ministero provvedeva ad abrogare quelle norme.
Nel 1977 arrivarono anche la parità in materia di lavoro e le leggi sulla tutela delle lavoratrici madri. I movimenti femministi chiedevano la libera scelta della maternità, la depenalizzazione dell’aborto e chiedevano anche una legge specifica contro la violenza sulle donne che arrivò solo 20 anni dopo.
Fino al 1978 le donne abortivano comunque: la legge sull’aborto non ha inventato l’aborto, ma lo ha solo regolamentato, trasferendolo dai tavoli delle mammane alle sale operatorie. Fino a quel momento le donne abortivano ma lo facevano di nascosto e in contesti pericolosi, rischiando la vita. Straordinaria e brutale è la documentazione delle testimonianze delle donne dell’epoca precedente al ’70, raccolta nel volume inchiesta di Maria Luisa Zardini “Inumane vite”, dove sono raccolte storie di donne della borgata romana che hanno trascorso la vita adulta tra le numerosissime gravidanze e i numerosissimi aborti, in un mondo che, da una parte, vietava la prevenzione delle gravidanze indesiderate attraverso la contraccezione e, allo stesso tempo, vietava anche l’aborto. Solo le donne più ricche, in quegli anni bui, potevano permettersi i viaggi nelle cliniche svizzere per abortire in modo sicuro.
In questo scenario storico e sociale si è distinta la figura dell’indimenticabile professoressa Donatella Tellini, determinante per la nascita e lo sviluppo dell’Aied L’Aquila nei primi 38 anni di storia. La professoressa Tellini riunì intorno a sé un gruppo di donne e uomini illuminate/i, di cultura laica e, dopo due anni di attività ufficiosa, nel 1975 fondarono insieme il Consultorio Aied L’Aquila di cui lei divenne poi presidente. Tra i cofondatori e le cofondatrici anche l’On. Elena Marinucci e il dott. Antonio Gasbarrini. Ricordiamo inoltre la dottoressa Maria Pia De Rubeis che ha contribuito con la sua grande professionalità alla fondazione. Gli anni che seguirono furono caratterizzati da straordinarie collaborazioni di dottoresse e dottori che, inizialmente, prestavano la propria professionalità a favore delle donne in modo del tutto volontario.
Dalla generatività del Consultorio Aied L’Aquila sono nate anche realtà che oggi fioriscono di vita propria, come la Biblioteca delle Donne che fu la prima biblioteca in Italia a costituirsi all’interno di un consultorio, grazie a Gloria Papa, e a cui il Consultorio AIED L’Aquila ha donato ben 5.000 libri e riviste, e anche realtà come il Centro Antiviolenza dell’Aquila, a lungo ospitati presso la sede aquilana dell’AIED. Entrambe queste realtà oggi fanno parte dell’Associazione Donatella Tellini che hanno esse stesse creato.
«Oggi il Consultorio AIED L’Aquila è un Ente del Terzo Settore, senza scopo di lucro, che vanta oltre 30 collaboratrici e collaboratori nella nuova sede di via Beffi n. 7 a Coppito – dice la dottoressa Alessia Salvemme, presidente da dodici anni dell’Aied L’Aquila. – Dobbiamo molto alle lotte di uomini e donne illuminati e illuminate che c’hanno preceduto. Oggi noi facciamo politica attraverso i Servizi che rendiamo alla cittadinanza, camminando sulle strade aperte da chi ci ha preceduto e grazie al grande impegno e all’enorme passione di quanti ci lavorano. L’AIED L’Aquila oggi è composto da circa 2.400 socie e soci l’anno che partecipano a questo enorme progetto bello, impegnativo, inclusivo, persone che intendono dare un contributo per arrivare ad un mondo in cui si possa garantire a tutte le persone la libertà di scelta».
«Il nostro impegno attualmente continua anche nelle scuole, dove seguiteremo a portare la cultura della prevenzione e del rispetto – continua la presidente Salvemme – e dove speriamo di poter vedere presto l’educazione all’affettività e alla sessualità come materia di studio trattata in modi adeguati all’età e da persone esperte. L’Italia è il fanalino di coda in Europa in quanto ad educazione sessuale e affettiva nelle scuole. È importante che le famiglie non siano le uniche responsabili di certi tematiche, in quanto la maggior parte degli adulti e delle adulte è fortemente impreparato sull’argomento e quindi ci sarebbe una grande disparità di accesso alle corrette informazioni tra i giovani e le giovani, in base al livello culturale e di apertura dei genitori. E questa è una disparità che noi continueremo a combattere con tutte le nostre forze».
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