30 Gennaio 2026 - 15:49:43
di Martina Colabianchi
Dove è finita l’operazione Strade Sicure, la cui attivazione era stata richiesta un anno fa con voto unanime del Consiglio comunale dell’Aquila?
Se lo chiedono i consiglieri comunali Enrico Verini e Gianni Padovani, che hanno chiesto formalmente al nuovo prefetto dell’Aquila e al primo cittadino, in una lettera indirizzata anche al presidente del Tar, di partecipare ad una seduta della commissione Garanzia e Controllo sul tema e su quello, annoso, del comandante della Polizia locale.
«Rattrista il fatto che nel frattempo L’Aquila continua ad arretrare nelle classifiche nazionali relative alla sicurezza ed alla criminalità, l’ex Prefetto abbia assunto una posizione formalistica e burocratica, esponendo antiquate e cavillose motivazioni per giustificare con decisione ingiustificata il proprio rifiuto», scrivono Verini e Padovani.
«Riteniamo che il Prefetto non patisca di alcun divieto di legge ad intervenire in sede di Commissione, organo del Comune fortemente interessato alla situazione della sicurezza cittadina. L’interlocuzione istituzionale tra Comune e Prefettura sulla sicurezza non può esplicitarsi – così come pretendeva l’ex Prefetto – esclusivamente attraverso il “Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (CPOSP)”. Al CPOSP, infatti, non partecipano i rappresentanti del Consiglio Comunale ma solo della Giunta i quali, anche se sulla questione avessero opinioni diverse da quelle espresse dal Consiglio Comunale, non potrebbero tentare, se non con abuso di potere, alcun annullamento od attenuazione della volontà espressa dalla massima Assise civica. E’ in corso di verifica, inoltre, se la mancata informazione al Consiglio comunale sullo stato dell’iter amministrativo dell’operazione “Strade sicure” potrebbe, come sembrerebbe, integrare il reato di rifiuto e/o omissione di atti di ufficio (art.328 cp)».
«Attendiamo con ansia il giorno in cui Prefettura e sindaco vorranno, bontà loro, dirci qualcosa su questa incresciosa “sparizione” di un progetto, la cui applicazione avrebbe sicuramente giovato alla peggiorante situazione della sicurezza urbana in città – continuano -. Ingiustificabile il fatto che L’Aquila si vanti del titolo di Capitale della cultura con una situazione della sicurezza precaria e preoccupante, soprattutto in quelle aree critiche (Castello, Terminal di Collemaggio) dove si sarebbero dovuti dispiegare i militari di Strade Sicure e dove si registrano continui episodi di spaccio diffuso, microcriminalità, risse e violenze di ogni genere».
«Ribadiamo che non molleremo e continueremo a lottare per una città più sicura e civile. In una città normale – concludono i due consiglieri – le informazioni ed i programmi per migliorare la sicurezza, oltre che la trasparenza delle scelte, dovrebbero essere considerate non già una pretesa bensì un basilare diritto dei consiglieri comunali e quindi dei cittadini».
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