16 Aprile 2026 - 17:00:06

di Martina Colabianchi

Ha raggiunto quasi 2000 sottoscrizioni in pochi giorni la petizione lanciata su Change.org per chiedere l’affissione di una targa che ricordi la storia del Teatro San Filippo, prossimo alla riapertura a 17 anni dal sisma del 2009.

La targa avrebbe l’obiettivo di ricordare l’impegno di Antonio Massena, Maria Cristina Giambruno e Antonio Centofanti quali artefici della rinascita della chiesa e del suo sviluppo che l’ha portata ad essere negli anni uno dei punti di riferimento culturali della città. Già approvata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, la sua installazione è tuttavia negata dal Comune dell’Aquila e dal Fondo Edifici di Culto.

A promuovere la petizione è stata Claudia Pizzigalli, che per tanti anni ha frequentato il Teatro San Filippo come corsista, come attrice, come maschera e come assistente alla regia. Forte del successo dell’iniziativa, la stessa promotrice ha scritto al sindaco, al prefetto e alla Soprintendenza una lettera con cui chiede che la targa venga affissa nell’edificio.

Inoltre, chiede spiegazioni circa il diniego da parte delle istituzioni. «Prima che l’ex Chiesa diventasse un teatro, ci sono stati solo episodi limitati nel tempo e con poche persone coinvolte che ne hanno espresso il potenziale culturale. Ma sono stati Maria Cristina Giambruno, Antonio Centofanti e Antonio Massena, unitamente a tutti i loro collaboratori, a rendere teatro una ex Chiesa, un teatro innovativo volto alla multidisciplinarietà dello spettacolo dal vivo accogliendo artisti di fama nazionale e internazionale e un pubblico talmente numeroso da fargli vincere il Biglietto d’oro Agis», scrive Pizzigalli, che inoltre cita anche la Convenzione di Faro, ratificata dall’Italia, che stabilisce “il valore della conoscenza e del patrimonio culturale come diritti dell’essere umano per il quale è richiesto alle comunità di prenderne cura per sostenerlo e trasmetterlo alle generazioni future“.

«Riaprire il Teatro San Filippo significa restituire alla città molto più di un edificio: significa restituire un pezzo vivo della sua storia, della sua identità e della sua memoria collettiva». Così, in una nota, anche la consigliera comunale Stefania Pezzopane a difesa dell’identità storica dell’edificio.

«Centinaia di cittadini chiedono con forza che questa storia non venga cancellata. È una storia vera, vissuta, alla quale L’Aquila ha partecipato davvero, attraverso persone, associazioni e realtà culturali che l’hanno costruita giorno dopo giorno. Non una narrazione inventata, ma una realtà concreta che appartiene alla città. Una petizione, in pochi giorni, ha raccolto centinaia di firme: un segnale chiaro, forte, che non può essere ignorato né archiviato in silenzio».

«Il lavoro e l’impegno di Antonio Massena, Maria Cristina Fianbruno e Antonio Centofanti hanno reso possibile che il Teatro San Filippo diventasse ciò che è stato: un luogo vivo, aperto, attraversato dalla città, anche grazie all’esperienza del Teatro stabile d’Innovazione “L’Uovo” – prosegue la consigliera -. La chiusura nel 2009 per il terribile sisma ha interrotto tutto questo, ma non ha cancellato il legame con la comunità. Quel legame è rimasto, ha resistito, ed oggi torna a farsi sentire con forza».

«Per questo lo diciamo con chiarezza: questa storia non si può ignorare, non si può cancellare, non si può riscrivere. Le storie vere si riconoscono e si rispettano. Ignorare questa voce significa ignorare la città stessa. Confondere questa storia e diluirla in un’altra storia è un gesto ideologico che lascia il tempo che trova. La città sa chi ha fatto il Teatro San Filippo, lo,sa perché c’era. Solo chi non c’era può ora tentare una azione negazionista e gattopardesca. Il San Filippo non è stato solo un teatro: è memoria viva, identità viva, comunità viva. E ciò che è vivo non si cancella. Grazie Antonio, Maria Cristina e Totò», conclude Pezzopane.