23 Aprile 2026 - 10:21:42
di Tommaso Cotellessa
Non riportare le scuole nel centro storico non è un dettame dovuto a norme tecniche e vincoli, ma una scelta deliberata dell’amministrazione comunale aquilana.
Questa è la conclusione giungono i consiglieri comunali di opposizione Enrico Verini e Gianni Padovani entrando nel merito dell’annoso tema relativo alla ricostruzione delle scuole aquilane dopo il sisma del 2009.
I due esponenti politici ritengono infatti che la narrazione portata avanti da chi è al governo della città è crollata dinanzi al fatto che nella vicina città di Teramo , nel pieno centro storico, sono partiti i lavori per la ricostruzione della scuola “Francesco Savini”, con interventi complessi: adeguamento sismico, efficientamento energetico, rispetto dei vincoli storici, rigenerazione urbana. Un cantiere che, secondo la destra aquilana, sarebbe stato impossibile da mettere su all’interno del centro storico del capoluogo di regione.
A rendere impossibile il ritorno delle scuole nel centro storico sarebbe in realtà, per Verini e Padovani, «Una narrazione ripetuta ossessivamente, utilizzata come alibi per giustificare l’inerzia e coprire una scelta politica precisa: abbandonare il centro storico a un lento svuotamento».
Quella stessa narrazione che viene oggi sgretolata dall’avvio del cantiere allestito nella scuola Savini, «la verità è una sola – dichiarano gli esponenti dell’assise civica -non è vero che non si poteva fare. Non lo avete voluto fare».
I due ritengono questa scelta una colpa gravosa che pesa sull’intera città, un «fallimento politico clamoroso» da imputare all’amministrazione, tacciata di aver deliberatamente rinunciato ad investire sul centro storico, sulla sua vitalità, il suo sviluppo e il suo rilancio.
«Si è scelto di non riportare studenti, famiglie, vita quotidiana nel cuore della città. Si è scelto di svuotare il centro, trasformandolo in uno spazio senza servizi essenziali, senza comunità, senza prospettiva. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: nel 2026, anno della Capitale Italiana della Cultura, L’Aquila detiene un primato vergognoso — è l’unica città al mondo senza scuole nel proprio centro storico. Un primato mondiale di cui dovremmo solo vergognarci, soprattutto nell’anno in cui dovremmo rappresentare il meglio della cultura italiana. Altro che cultura. Senza scuole non c’è futuro, non c’è comunità, non c’è città».
La scelta compiuta a Teramo avrebbe perciò smascherato mei fatti una mancata “rigenerazione urbana e sociale” di cui L’Aquila aveva, ed ha ancora, bisogno.
«La destra continua a nascondersi dietro giustificazioni ormai smascherate dai fatti. La realtà è che è mancata una visione, ma soprattutto è mancato il coraggio. Non basta tagliare nastri, organizzare eventi o rivendicare titoli: una città vive se è abitata, se è attraversata ogni giorno, se è costruita intorno ai servizi fondamentali. Le scuole sono il primo di questi servizi. Senza scuole, il centro storico resta un guscio vuoto».
«Noi continueremo a denunciare questa situazione senza sconti – concludono i due -perché è inaccettabile che una città come L’Aquila venga privata di un diritto fondamentale e di un elemento essenziale della sua rinascita. E continueremo a proporre soluzioni concrete, perché la differenza tra chi governa e chi subisce gli eventi sta tutta qui: nella capacità — o nell’incapacità — di scegliere. A Teramo si è scelto di ricostruire e riportare la vita nel centro storico. All’Aquila si è scelto di non farlo. E oggi, finalmente, è chiaro a tutti».
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