23 Aprile 2026 - 11:22:13
di Tommaso Cotellessa
Un volume fatto di uomini, esperienze e scelte. Pagine dense di nomi, di vita vissuta e sacrificata, ma soprattutto intrise del sogno di una società più giusta per tutti. Un sogno in grado di animare al punto da indurre a sacrificargli tempo e affetti se non la propria stessa vita.
C’è tutto questo all’interno dell’ultimo libro dello storico aquilano Riccardo Lolli, ricercatore esemplare dall’attenzione quasi maniacale.
Ci sono i nomi e i cognomi di una generazione di coraggiosi eroi sconosciuti narrati con un approccio antieroico. Vite raccontate nella semplicità di chi si trova a dover gestire il conflitto fra idealità e quotidiano.
“Quel pugno che sale” questo il titolo del volume , edito dalla casa editrice aquilana Textus, all’interno del quale vengono approfonditi e portati alla luce gli albori del movimento comunista nella provincia aquilana, con un focus specifico che copre l’arco temporale dal 1921, quando con la scissione di Livorno venne sancita la nascita del Partito Comunista d’Italia, fino al 1939 data in cui è possibile individuare la conclusione della prima fase della storia dei comunisti della provincia dell’Aquila, quella animata dai giovani liceali marsicani che poi ricopriranno ruoli apicali nella direzione del Partito Comunista negli anni a venire.

Il volume è stato presentato nel pomeriggio di ieri negli spazi della Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni D’Ocre. Per l’occasione, oltre all’autore, sono intervenuti il professor Pasquale Iuso docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Teramo, che ha curato la prefazione del libro, e Fulvio Angelini, il quale si è qualificato con tre titoli: presidente provinciale dell’Anpi dell’Aquila, componente della Fondazione Abruzzo Riforme, ma soprattutto ultimo segretario del Partito Comunista aquilano.
Già, perché, nell’affollata sala della Fondazione la presentazione del volume non ha assunto gli algidi toni accademici o archivistici che spesso caratterizzano le pubblicazioni riguardanti la storia locale, ma è anzi divenuta un momento di incontro vivo fra passato e presente, fra memoria e partecipazione. Un’occasione per far rivivere il desiderio di libertà, la passione politica e il grande sogno internazionale di un futuro migliore per una società intera, che animò, in quegli anni di disordini e guerre, uomini pronti a dare la loro stessa vita per il bene comune.

«Le vite di questi uomini – ha auspicato Lolli – non devono essere consegnate al passato ma al presente, anzi al futuro, affinché diventino insegnamento e monito per le donne e gli uomini di oggi».
In definitiva il libro di Lolli si configura come un luogo di incontro tra piccole storie e storia universale, un intreccio fra micro e macro storia all’interno del quale le esperienze dei singoli vengono consegnate alla densità storica.
Un dono fatto a chi oggi non c’è più, affinché non resti imprigionato nell’oblio, ma ancor di più un prezioso regalo per chi oggi c’è. Perché i sogni a cui si consegna la propria vita sono in grado di innescare moti e movimenti di dimensioni incalcolabili. Le vite di questi eroi sino ad oggi sconosciuti vengono a ricordarcelo.
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