27 Aprile 2026 - 12:28:13
di Tommaso Cotellessa
La desertificazione bancaria rischia di trasformarsi, nel tempo, in una desertificazione produttiva e imprenditoriale. È questa la sintesi dell’analisi della Fisac Cgil Abruzzo e Molise, diffusa in occasione del report annuale della Banca d’Italia.
I numeri fotografano una situazione complessa. L’Abruzzo si conferma la quarta peggior regione italiana per presenza di filiali bancarie. Un dato che si accompagna a dinamiche apparentemente contraddittorie: negli ultimi cinque anni i depositi sono cresciuti dell’8%, mentre sul fronte dei prestiti si registra un aumento del 10% di quelli alle famiglie, a fronte di una diminuzione del 10% per le imprese.
Il calo del credito colpisce in modo particolare le aziende più piccole: quelle con meno di 20 addetti subiscono una contrazione superiore al 26%, mentre le imprese più grandi limitano la flessione al 6%.
Per la Fisac Cgil, la chiave di lettura di questi dati è proprio la progressiva riduzione della presenza bancaria sul territorio. «L’aumento dei depositi – osserva il sindacato – non è un segnale di benessere, ma di un’economia che ristagna: risorse che in condizioni favorevoli sarebbero investite restano ferme sui conti correnti».
Secondo il sindacato, il credito al consumo continua a reggere perché può essere gestito interamente online, senza necessità di sportelli fisici. Tengono anche i mutui, spesso legati alla vendita di polizze assicurative, su cui gli istituti stanno concentrando sempre più attenzione. Diverso il discorso per il credito alle imprese, che cresce o resta stabile solo per le aziende più strutturate, una minoranza che rappresenta meno del 2% del tessuto produttivo locale.
«Per queste realtà – sottolinea la Fisac – non è indispensabile una presenza capillare sul territorio, grazie a consulenti dedicati e centri imprese. Ma per le piccole aziende, che costituiscono la quasi totalità in Abruzzo e Molise, l’assenza di filiali rende molto più difficile l’accesso al credito».
Uno scenario che rischia di penalizzare soprattutto le aree interne, accentuando le disuguaglianze territoriali e favorendo le regioni considerate più redditizie dal sistema bancario.
In questo contesto, il report della Banca d’Italia evidenzia forti differenze anche all’interno della regione. Come sottolinea il segretario della Fisac Cgil, Luca Copersini, «le province di Pescara e Teramo presentano percentuali di comuni serviti da banche in linea o superiori alla media nazionale, mentre Chieti e L’Aquila registrano valori molto più bassi, con circa due terzi e tre quarti dei comuni privi di sportelli».
Una disparità legata anche alle scelte degli istituti che hanno incorporato le storiche banche locali. «Pescara e Teramo – aggiunge Copersini – hanno beneficiato delle politiche dell’istituto che ha raccolto l’eredità di Tercas e Caripe, mantenendo una parte significativa della rete di filiali. L’ipotesi di una cessione dell’istituto potrebbe però portare a un ulteriore ridimensionamento della presenza bancaria in Abruzzo, un’eventualità che ci preoccupa fortemente».
A incidere è anche il calo dell’occupazione nel settore, che procede più rapidamente della riduzione degli sportelli. Un fenomeno legato non solo alla chiusura delle filiali, ma anche alla scelta dei grandi gruppi bancari di concentrare i centri direzionali in poche aree del Paese, abbandonando progressivamente i territori periferici.
«Dopo la chiusura delle filiali più piccole – evidenzia il sindacato – stanno scomparendo anche quelle di dimensioni medie e grandi, mentre negli sportelli ancora attivi il personale viene progressivamente ridotto».
Infine, la Fisac richiama l’attenzione sull’Osservatorio regionale sul credito, istituito nel 2024 presso la Regione Abruzzo ma finora poco operativo. «È necessario rilanciare i lavori e renderlo uno strumento concreto di analisi e intervento – conclude il sindacato –. Nei prossimi mesi solleciteremo la Regione affinché il confronto entri finalmente nel vivo».
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