29 Aprile 2026 - 09:30:32

di Marianna Galeota

“Lavoro che vieni, lavoro che vai”: è il dossier di AVS Abruzzo che svela i veri volti della crisi del lavoro in Abruzzo, condotto sulla base della rielaborazione dei dati Istat e Cresa, aggiornati a fine 2025.

Sebbene i dati mostrino un tasso di occupazione al 62,4%(in aumento rispetto al 2024, + 0,3%) e una disoccupazione in calo al 6,8%, la realtà rivela una crisi strutturale e crepe profonde che riguardano soprattutto i giovani e le donne e i divari territoriali, spiega Avs.

La crescita occupazionale in Abruzzo è trainata dagli over 50; gli inattivi sono 261mila, più della metà dei 509mila occupati; i Neet sono una truppa di 39mila giovani che non studiano né lavorano; la cassa integrazione è esplosa; le aree interne hanno un’occupazione più anziana.

«Così si mette in discussione l’effettiva attuazione della Costituzione nella nostra regione – aggiunge la nota di Avs L’Articolo 35 della Costituzione stabilisce che “la Repubblica cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori”. Tuttavia, l’Abruzzo sta vivendo una crisi industriale senza precedenti: nel 2025 sono state autorizzate oltre 17,8 milioni di ore di ammortizzatori sociali, con un incremento del +30% rispetto al 2024, a fronte di una media nazionale del +10%. Il massiccio ricorso alla CIG straordinaria (a partire dal +46%) conferma che non siamo di fronte a difficoltà temporanee, ma a crisi aziendali strutturali, particolarmente gravi nel settore automotive e metalmeccanico, con la provincia di Chieti che da sola supera i 10 milioni di ore»

«’La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto’ (Art. 4). In Abruzzo, questo diritto sembra un miraggio per le nuove generazioni. La forza-lavoro è sempre più anziana: quasi un lavoratore su due ha più di 50 anni, mentre i giovani sotto i 35 anni rappresentano meno del 20% degli occupati. L’incremento degli occupati nel 2025 è infatti soprattutto trainato dagli over 50, rivelando un invecchiamento della forza lavoro: le imprese stanno assorbendo più lavoratori maturi rispetto ai giovani e il ricambio generazionale è lento. Peggio che in Italia: l’Abruzzo è una delle regioni con la forza lavoro più anziana. In particolare, su 509mila occupati in Abruzzo, il 40% è nella fascia 50-64 anni (media Italia al 34%), il 5% è over 65 (media Italia al 4%); il 35% è nella fascia 35-49 anni (media Italia al 37%); invece il 15% ha tra i 25 e i 34 anni (media Italia al 18%) e il 5% ha tra i 15 e i 24 anni (media Italia al 7%). Come dire che gli over 50 sono più del doppio degli under 34. L’incidenza di lavoratori maturi è più marcata nella provincia di Chieti, a vocazione industriale (il settore più anziano, insieme a quello agricolo) e in provincia dell’Aquila».

922 giovani nel 2023 hanno lasciato la regione, 8.500 giovani sono emigrati tra il 2011 e il 2023, un’emorragia del 12% della popolazione giovanile (contro il 4% della media nazionale), portando con sé competenze qualificate e lauree STEM. Restano sul territorio circa 39mila NEET, giovani che non studiano e non lavorano, simbolo di un ricambio generazionale ormai bloccato. I ritorni non compensano le fughe: se non cambia nulla, la perdita in 10 anni potrebbe essere di 5mila-6mila giovani, con una riduzione della popolazione giovanile tra i 18 e i 34 anni del 10-15%. Le mete principali sono Nord Italia (Milano ed Emilia-Romagna), Germania, Regno Unito e Svizzera. Ad alimentare la fuga sono anche le difficoltà di stipendio.

L’Articolo 36 garantisce al lavoratore una “retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. I dati 2025 dicono altro: il reddito medio in Abruzzo è tra i 21.000 e i 22.500 euro annui; il 71% degli abruzzesi dichiara redditi sotto la media nazionale. I giovani under 35 percepiscono tra i 1.100 e i 1.400 euro netti al mese, circa il 30-35% in meno rispetto ai colleghi over 50, spesso intrappolati in contratti a termine o part-time involontari. Lo stipendio dei giovani lavoratori in Nord Italia oscilla invece tra i 1.400 e i 1.900 euro, in Germania tra i 2.200 e i 4.000, in Svizzera da 3.500 fino a 7mila euro. Senza aumento di stipendi o nuove opportunità lavorative, l’Abruzzo continuerà a perdere giovani, lentamente e costantemente.

Le donne sono più penalizzate. Nonostante l’Articolo 37 stabilisca che “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”, in Abruzzo il gender pay gap oscilla tra il 10% e il 25%, con picchi del 29% annuo, considerando part-time e carriere più lente. In sostanza: se un uomo prende 1.600 euro, una donna ha retribuzioni tra i 1.200 e i 1.400 euro al mese a causa di una maggiore incidenza tra le donne del lavoro part-time, di una maggiore presenza nei settori meno pagati, di un minore accesso a ruoli dirigenziali, a interruzioni di carriera per esigenza di famiglia e cura.

Le giovani donne, in particolare, costituiscono il gruppo più fragile: con stipendi iniziali che spesso oscillano tra i 900 e i 1.300 euro, sono le prime vittime di una precarietà che ne limita l’autonomia e la crescita professionale.

«Di fronte a questo scenario, AVS Abruzzo non intende restare a guardare Dietro i numeri positivi sbandierati dalla propaganda, ci sono volti di giovani in fuga e famiglie in bilico», dichiarano Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana-AVS, Rita Aruffo, co-portavoce regionale di Europa Verde-AVS e Alessio Monaco, co-portavoce regionale di Europa Verde-AVS e capogruppo AVS in Consiglio Regionale.

«Le nostre priorità sono chiare – sottolineano – Presenteremo Ordini del Giorno e mozioni nei Consigli Comunali e in Consiglio Regionale su diversi fronti. Salario Minimo: introdurre la soglia minima stipendiale di 9 euro l’ora per i contratti degli enti pubblici legati agli appalti e alle concessioni pubbliche, in modo da garantire stipendi dignitosi. Nei Consigli comunali dove abbiamo già presentato questi Ordini del Giorno, ne stimoleremo l’attuazione. Inserimento lavorativo di giovani e fragili attraverso l’uso strategico degli appalti pubblici (SSP,Strategic Public Procurement): rafforzare l’utilizzo della leva degli appalti come strumento per promuovere politiche sostenibili, innovative e sociali, in linea con la Direttiva europea 2014/24 e con quanto consentito dall’art. 57 del D.Lgs. n. 36/2023, che prevede clausole sociali di terza generazione che favoriscano l’inserimento lavorativo di giovani e soggetti fragili, nonché il perseguimento della parità di genere, trasformando gli appalti in strumenti di inclusione e qualità del lavoro. Innalzamento della qualità dei contratti di lavoro nei contesti urbani, montani e balneari: utilizzare strumenti, come la concessione temporanea di spazi pubblici o i regolamenti relativi agli orari di apertura e chiusura dei servizi e dei locali, per incentivare, attraverso bonus premiali, tipologie contrattuali più stabili e tutelate (part-time verticali al posto del lavoro a chiamata; contratti di durata medio-lunga al posto dei contratti di durata breve o brevissima), contrastando la precarietà diffusa nei settori della ristorazione, del turismo e dei servizi e degli stagionali. Spazi di co-working gratuiti: attivare spazi di coworking gratuiti per giovani e donne e incentivi strutturali per il rientro dei giovani e la stabilizzazione del lavoro femminile. A livello nazionale abbiamo inoltre presentato la proposta di legge dello Sblocca Stipendi, per adeguare gli stipendi all’inflazione reale»