04 Maggio 2026 - 12:31:49

di Marco Giancarli

Schiacciato da un muletto, lo stesso che per anni aveva portato e della cui guida era un esperto.

È morto sul colpo Marco Rocchini di 47 anni, operaio della HCA, azienda del nucleo industriale di Bazzano a L’Aquila che si occupa della lavorazione di alluminio. A trovare il corpo dell’uomo è stato il fratello, anche lui dipendente dell’azienda.

Ancora non sono chiare le dinamiche del tragico incidente, anche se alcuni parlano di una fatalità dovuta al non aver disinserito una marcia una volta sceso dal muletto.

Ad ogni modo saranno le indagini, che sono portate avanti dai carabinieri, ad accertare eventuali responsabilità e stabilire la dinamica dei fatti.

Sul posto in pochi minuti, oltre ai Carabinieri della stazione di Paganica, sono intervenuti i Vigili del fuoco, gli ispettori della Asl e il 118 che però non ha potuto far altro che constatare il decesso dell’uomo. Dopo pochi minuti sul luogo dell’incidente è giunta anche la famiglia dell’operaio avvertita dell’immane tragedia. Resta l’incredulità, lo sgomento e la rabbia per quel che è accaduto, per quello che forse poteva essere evitato, per un uomo uscito di casa per andare a lavoro e mai più tornato.

«A nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera comunità, esprimo il più profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Marco Rocchini, che questa mattina ha perso la vita mentre era al lavoro nell’azienda di cui era dipendente, nel nucleo industriale di Bazzano – il cordoglio del sindaco Pierluigi Biondi – La perdita di un giovane uomo, marito, padre di famiglia, di appena 47 anni, durante la sua attività quotidiana, ci colpisce e ci addolora profondamente. Ci stringiamo con sentita partecipazione alla famiglia, a tutti coloro che gli volevano bene, ai colleghi, in un momento di così grande sofferenza. Siamo fiduciosi che le dinamiche dell’incidente saranno chiarite con la massima attenzione dagli organi competenti. Di fronte a tragedie come questa, rinnoviamo con forza l’impegno collettivo per la sicurezza sui luoghi di lavoro, che deve rappresentare una priorità assoluta».

«Ci stringiamo attorno al dolore dei suoi cari, ma alla vicinanza si unisce una rabbia profonda – si legge in un comunicato sindacale congiunto di Cgil, Cisl, Uil, Fim, Fiom e Uilm L’Aquila -. Confidiamo nel lavoro degli inquirenti perché si faccia chiarezza al più presto sulle cause della tragedia. Intanto, però, dobbiamo constatare, ancora una volta, che non ci sono decreti che tengano di fronte alla realtà brutale dei fatti. La normativa esiste, tuttavia appare impotente se non viene accompagnata da una volontà politica ed economica reale di cambiare le cose. Nonostante i proclami, il divario tra ciò che si dovrebbe fare e ciò che si fa realmente è diventato un abisso».

«Per fermare questa scia di sangue – continuano i sindacati – non servono nuove promesse, ma fatti concreti, ossia controlli capillari, cultura della sicurezza e formazione. È necessario un potenziamento immediato degli organi ispettivi perché senza una vigilanza costante e sanzioni severe, le norme rimangono suggerimenti ignorati. La prevenzione deve diventare il DNA di ogni azienda, non un corso di poche ore fatto per “mettersi in regola” formalmente. Inoltre serve formazione vera, specifica e aggiornata per ogni lavoratrice e lavoratore, finanziata seriamente e non lasciata al risparmio. Non è più tollerabile limitarsi al lutto mentre il dibattito pubblico si perde in sterili tecnicismi.

«Il tempo del cordoglio di facciata è scaduto, ora deve aprirsi quello della responsabilità e dell’azione. La nostra mobilitazione proseguirà senza sosta, in ogni luogo e in ogni forma, finché la sicurezza non sarà riconosciuta come la priorità assoluta del Paese. Per questo, chiediamo la convocazione immediata di un tavolo prefettizio che coinvolga le parti sociali e gli enti ispettivi per dare seguito al protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso 24 aprile 2026. Gli impegni presi sulla carta devono tradursi, subito, in tutele reali e concrete per ogni lavoratrice e ogni lavoratore», concludono.

«La strage continua. Ogni morte sul lavoro indica che prevenzione e controlli non sono sufficienti», dichiara anche il sindacalista Marcello Vivarelli, segretario regionale Fesica-Confsal Abruzzo. «Servono verifiche costanti, formazione reale e responsabilità precise lungo tutta la catena. Non bastano più dichiarazioni dopo le tragedie. La sicurezza deve essere una priorità concreta, non un obbligo solo formale. Alla famiglia del lavoratore va il nostro cordoglio. L’obiettivo deve essere uno: evitare che episodi come questo si ripetano, altrimenti la retorica continuerà a restare tale», conclude Vivarelli.

Anche Ugl Abruzzo e Ugl L’Aquila esprimono «profondo e sincero cordoglio per la tragica scomparsa di Marco Rocchini, operaio aquilano che ha perso la vita mentre svolgeva il proprio lavoro nello stabilimento di Bazzano. Il pensiero va, con rispetto e commozione, alla sua famiglia, ai suoi affetti più cari, ai colleghi e a tutti coloro che oggi vivono un dolore che non ha spiegazioni.

«Per chi scrive – si legge nella nota siglata dal segretario abruzzese del sindacato Carlo Pentola -, questo non è solo un fatto di cronaca: Marco non era un nome tra tanti, ma una persona a noi conosciuta. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere ancora più difficile accettare quanto accaduto. Proprio per questo, accanto al dolore, emerge con forza una riflessione che non può essere rinviata né attenuata: non si può morire di lavoro nel 2026. Non è il tempo delle polemiche sterili, ma non può essere nemmeno il tempo delle omissioni o delle responsabilità diluite. Ogni incidente mortale sul lavoro interroga tutti: organizzazione, procedure, controlli, formazione. E pretende risposte chiare».

«Saranno le autorità competenti ad accertare la dinamica dei fatti. Ma una cosa è già evidente: la sicurezza non può mai essere considerata un adempimento formale o un costo da comprimere, bensì un presidio reale, quotidiano, verificabile. Ugl Abruzzo chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto, con la massima trasparenza e senza alcuna zona d’ombra. Perché ogni lavoratore ha diritto di uscire di casa per lavorare e farvi ritorno. Serve un impegno concreto e continuo: più prevenzione, più formazione, ma soprattutto una cultura della sicurezza che non sia solo dichiarata, bensì praticata in ogni contesto operativo».

«Oggi, però, resta prima di tutto il dovere del rispetto. Di fermarsi. Di ricordare che dietro ogni lavoratore c’è una vita, una famiglia, una storia. Morire di lavoro non è una fatalità: è una sconfitta che non possiamo accettare».

Cordoglio e attenzione alla prevenzione da parte del Partito Democratico abruzzese. «L’ennesima tragedia sul lavoro a Bazzano colpisce la nostra regione e lascia sgomenti. Alla famiglia dell’operaio 47enne, ai colleghi e a chi gli voleva bene arrivi il nostro cordoglio più sincero – così il segretario regionale del Partito Democratico Abruzzo, Daniele Marinelli, e la responsabile Lavoro della segreteria regionale, Monia Pecorale e Stefano Albano, segretario provinciale Pd L’Aquila -. Continuare a morire di lavoro nel 2026 è inaccettabile. Non può essere considerato un destino né una fatalità. Dietro ogni incidente ci sono condizioni che vanno verificate fino in fondo: organizzazione del lavoro, formazione, sicurezza, prevenzione e controlli».

«Ma accanto alla doverosa ricostruzione dei fatti – concludono – c’è un tema più ampio e non più rinviabile: la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità reale e quotidiana, non un impegno evocato solo dopo le tragedie. Il nodo centrale è la prevenzione, servono più controlli, più ispettori, più investimenti e una cultura della sicurezza che coinvolga imprese e istituzioni. Non possiamo continuare ad assistere a questo bollettino di guerra. Il lavoro deve essere dignità e futuro, non rischio e morte. Su questo chiediamo un impegno concreto a tutti i livelli, perché ogni vita persa è una sconfitta per l’intero Paese».

«Siamo rimasti sconcertati per l’assurdo e tragico incidente sul lavoro che ha strappato la vita a Marco Rocchini in una fabbrica di Bazzano – scrivono, in una nota, i consiglieri regionali dem Pierpaolo Pietrucci e Silvio Paolucci -. Nel porgere le nostre più sentite e vere condoglianze ai familiari, ci preme tornare su un argomento delicato e da affrontare in tutti i modi possibili: la sicurezza nei posti di lavoro. L’Abruzzo è la regione che detiene il triste primato di incidenti e morti sul lavoro. E questo sta a significare che qualcosa non funziona e bisogna apportare correttivi immediati affinché la mattanza di lavoratori abbia fine. La morte tragica di Marco Rocchini, grande lavoratore, stimato e rispettato da tutti, che lascia la moglie e la figlia, deve suonare come ultimo campanello di allarme nelle falle di un sistema di sicurezza nei luoghi di lavoro che i dati forniti dall’Inail dichiarano non più sostenibili per L’aquila e L’Abruzzo. Per quel che ci compete ci attiveremo subito, insieme alle rappresentanze dei lavoratori, per definire fino in fondo la tematica della sicurezza. Un impegno al quale dedicheremo tutte le nostre forze».

Sul gravissimo incidente sul lavoro di Bazzano è arrivata anche una nota della consigliera comunale Stefania Pezzopane. «La notizia è arrivata come un macigno e ha interrotto il corso normale delle cose: dietro ogni dinamica da chiarire c’è una certezza che si ripete, sempre uguale, sempre inaccettabile. A 47 anni si dovrebbe vivere di lavoro, non morire lavorando – scrive -. Alla sua famiglia vanno le più sincere e profonde condoglianze. Non esistono parole che possano colmare un vuoto così improvviso e ingiusto. Resta il dolore, e il dovere di stringersi attorno a chi oggi si trova privato di un affetto, di una presenza, di un pilastro della propria vita».

«Ora ognuno faccia la sua parte. La magistratura accerti fino in fondo cause e responsabilità. Le istituzioni sostengano anche concretamente  davvero questa famiglia, colpita all’improvviso. Imprese e sistema dei controlli mettano la sicurezza al primo posto, senza compromessi. Queste tragedie si possono e si devono evitare. E noi non possiamo permettere che vinca l’indifferenza, che tutto continui come se nulla fosse. È proprio nel silenzio che queste morti si ripetono, trasformandosi in una tragica normalità.  Prevenzione. Prevenzione. Prevenzione. Non aspettiamo il prossimo incidente per arrivare percorsi virtuosi. Le istituzioni hanno il dovere di rispondere con serietà e concretezza a questa ennesima tragedia – conclude Pezzopane -. Perché il lavoro deve essere dignità. Non una condanna».