21 Maggio 2026 - 17:14:51
di Vanni Biordi
Esiste un paradosso strutturale nel mercato enologico che nessun osservatore ha ancora codificato con sufficiente chiarezza: il vino è l’unico comparto agroalimentare in cui la grande distribuzione organizzata riesce a competere, e qualche volta a vincere, contro il canale specializzato senza che la qualità ceda di un centimetro.
Altrove, la corsia del supermercato è sinonimo di compromesso; qui, può essere il luogo in cui si trovano le migliori bottiglie per una bella serata, in buona compagnia.
A confermarmelo sono gli assaggi di decine e decine etichette della distribuzione. Il verdetto non lo posso ignorare. Anzi, voglio condividerlo con voi. Il campione assoluto, a mio avviso, è il Terre de la Custodia Umbria IGT Rosso Vocante, e costa 5,69 euro. Dietro, metterei il Re Manfredi Aglianico del Vulture DOC con una forbice di prezzo tra i 12 e i 14 euro, mentre la Donnafugata Anthìlia Sicilia DOC, secondo me il miglior bianco dei miei assaggi, non supera i 7,79 euro.
La ragione è strutturale. L’Italia conta oltre 350 varietà autoctone certificate e circa 500 denominazioni tra DOC, DOCG e IGT, una frammentazione unica al mondo che genera un effetto paradossale sul prezzo. Produttori con costi marginali contenuti, radicati in territori che esprimono carattere autentico, si trovano a competere su volumi da GDO senza dover rinunciare all’identità del prodotto. Il risultato è un mercato in cui il prezzo, più che segnalare la qualità, segnala la dimensione del budget di marketing. E diciamolo, allora. Il prezzo del vino, in Italia, segnala spesso il budget di marketing più che la qualità nel calice.
La tendenza è certificata anche a livello internazionale: Eric Asimov, critico del New York Times, pubblica dal 2004 la propria selezione annuale di vini eccellenti sotto i venti dollari. I vini italiani compaiono con una regolarità che, a questo punto, dovrebbe sorprendere meno di quanto faccia. Eppure la percezione del consumatore resta ancorata a un’euristica sbagliata: più costa, meglio è. Grande stupidaggine.
Vi racconto una cosa. Nessuna analisi sul vino economico affronta il nodo della SO₂.
Il Terre de la Custodia registra una percentuale di anidride solforosa di molto inferiore alla media di categoria. Non è un dettaglio tecnico marginale, è un indicatore di processo produttivo, di uve più sane e di una vinificazione che non necessita di correzioni aggressive.
Un vino a basso contenuto di solfiti, a meno di sei euro, non è soltanto economico, è meglio fatto di molti concorrenti costosi.
La vera notizia per i nostri lettori e lettrici di News-Town, dunque, non è che esistano buoni vini a basso prezzo, lo sospettavo. È che il sistema produttivo, nella sua densità e varietà, ha generato le condizioni perché l’eccellenza si diffonda a tutti i livelli di prezzo, con una regolarità che altri Paesi produttori non possono replicare. Chi cerca il grande vino per una gran bella serata farebbe bene a smettere di guardare il prezzo. E a iniziare a guardare il territorio. Alla salute
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