22 Maggio 2026 - 15:30:51
di Martina Colabianchi
Solo in quattro regioni, in Italia, è possibile ricorrere all’aborto farmacologico senza ricovero ospedaliero. L’Abruzzo non è tra queste, come ricordato dall’associazione Luca Coscioni nel giorno dell’anniversario della legge 194, rilanciando la campagna ‘Aborto senza ricovero’ per garantire alle donne il diritto di scelta e l’appropriatezza delle prestazione sanitarie.
«Al momento – spiega infatti l’associazione – l’aborto senza ricovero è possibile in Campania (da poche settimane), nel Lazio, in Emilia-Romagna, nelle province autonome di Bolzano e di Trento. In Toscana sono previsti tre accessi e non è possibile l’assunzione del secondo farmaco nei consultori né a casa. Sulla carta è possibile anche in Umbria. Nelle altre Regioni, compreso l’Abruzzo, non è possibile. In Lombardia l’aborto farmacologico in day hospital costa più del chirurgico: 1.246 euro il primo, 952 il secondo. Questo comporta un ingiustificabile spreco di risorse».
A proposito della campagna ‘Aborto senza ricovero’, l’associazione ricorda che l’iniziativa nasce «per sollecitare l’adozione, a livello regionale, di procedure chiare e uniformi che rendano effettivamente applicabili le disposizioni già previste in Italia dal 2020 in materia di interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in regime ambulatoriale e consultoriale, inclusa la possibilità di autosomministrazione del secondo farmaco a casa».
«Il ricovero – va avanti – per l’aborto farmacologico non è necessario, non aumenta la sicurezza della procedura e comporta, oltre a uno spreco di risorse per il servizio sanitario, un potenziale rischio di infezioni che dovrebbe essere evitato. Il secondo farmaco può essere assunto a casa, se la donna lo richiede. In diverse Regioni questa modalità non è ancora garantita. Le donne dovrebbero poter essere libere di accedere all’aborto farmacologico entro le prime nove settimane di gestazione, effettuare la procedura in consultorio o in ambulatorio, assumere il secondo farmaco a casa, secondo le indicazioni mediche».
«Ci auguriamo che sarà presto possibile dappertutto, anche in Abruzzo. Perché i diritti non dovrebbero dipendere dalla regione in cui viviamo», affermano Anna Pompili, ginecologa e consigliera generale dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica Aps, Mirella Parachini, ginecologa e vicesegretaria dell’associazione e Chiara Lalli, bioeticista e consigliera generale dell’associazione.
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